venerdì 18 maggio 2012

Roma - Marcia per la vita - 13 maggio 2012

Roma 13 maggio 2012 -  Marcia per la Vita


Riceviamo da Comitato Verità e Vita:


MARCIA PER LA VITA
Quella piazza "diversa" grazie al popolo della vita 


Domenica a Roma si è svolta la seconda Marcia Nazionale per la Vita. Era la prima volta nella capitale, ed è stato un grande successo: 15.000 persone che marciano sotto il cielo perfettamente azzurro di Roma, per contestare senza compromessi e sfumature la legge 194, quella che nel 1978 ha reso lecito l’aborto volontario in Italia. Il colpo d’occhio che ne è venuto fuori è stato impressionante: un corteo interminabile, dominato dalle bandiere di decine, forse centinaia di associazioni, e pullulante di cartelli espliciti. Cartelli che ricordavano le cifre dell’aborto legale in Italia – più di 5 milioni di vittime in trent’anni – e che andavano al cuore del problema: ogni aborto comporta l’uccisione di un essere umano. I politici? Alcuni hanno aderito con convinzione, come ad esempio De Lillo, Gasparri, Binetti, Oliveri, Magdi Cristiano Allam. Ma non è stata la politica a “inventare” l’iniziativa. E non è stata nemmeno la Chiesa, che pure è stata al fianco dei manifestanti attraverso le decine di autorevolissime adesioni di Cardinali e di vescovi, e alla presenza fisica nel corteo del Cardinale Leo Burke, Prefetto della Segnatura Apostolica.
La Marcia è stata, realmente, una genuina espressione di popolo. Sul palco, a parlare davanti al Colosseo, la figlia di santa Gianna Beretta Molla; una scelta eloquente, che richiama la testimonianza di una mamma che è morta per dare alla luce la sua creatura, all’interno di una nitida prospettiva di fede.
E’ buona regola non sopravvalutare mai le manifestazioni di piazza: la folla spesso dà alla testa, crea impressioni distorte, evoca prove muscolari. Insomma, si presta a interpretazioni discutibili. Ma chi domenica era presente in mezzo a quei 15.000 ha visto un corteo molto diverso da tutti gli altri, perché il popolo che lo ha animato è diverso. E’ quel “popolo della vita” di cui parlava Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium Vitae. Un popolo molto variegato, nel quale si agitano anime, storie, tendenze, sensibilità anche molto diverse fra loro. Migliaia di persone, di famiglie, di giovani, di gruppi organizzati, provenienti da tutta Italia, e dalla Polonia, dalla Germania, dalla Francia e da altri Paesi. Ognuno con il proprio striscione, i propri manifesti, il proprio stile. Questo dato formale è fondamentale per capire la novità di questa manifestazione, e per coglierne tutta la forza dirompente: una coalizione per la vita, molto più ampia e molto più larga di qualunque singola associazione istituzionalizzata. Chi non è capace di accogliere questa varietà e questa ricchezza dimostra di avere un cuore chiuso, e di non saper allargare le prospettive. Peggio ancora chi vorrebbe stabilire una sorta di “patente” o di certificato per consentire solo ad alcuni di manifestare per il diritto alla vita. Non si era detto che l’importante è capire dove uno vuole andare, senza chiedergli da dove viene? E allora, perché non applicare a tutti questo criterio “dialogante” quando si organizza una Marcia per la vita? Possibile che nel 2012 possa ancora funzionare il vecchio trucco con cui nel ‘68 si chiudeva la bocca ai non allineati, soprattutto ai cattolici, accusandoli di essere “fascisti”?
La Marcia per la Vita è un evento che in Italia mancava da decenni, in una sorta di lungo letargo durante il quale il mondo pro life è rimasto nelle catacombe. Lavorava, ma quasi di nascosto. E, soprattutto, taceva, o preferiva parlare solo “in positivo”, evitando toni decisi e fermi contro l’aborto, contro la legge 194, contro la fecondazione artificiale. E tacendo, rischiava di smarrire di giorno in giorno la sua ortodossia, e di perdere la voglia di opporsi  senza se e senza ma a leggi come quelle sull’aborto, o sull’eutanasia.
La Marcia per la Vita ha rotto questo incantesimo, portando in piazza una pluralità di sigle e di tradizioni anche molto diverse fra loro. Una vera e propria “marcia ecumenica” che ha portato tante associazioni a unirsi intorno a un obiettivo comune: denunciare l’iniquità della legge 194 e riportare al centro del dibattito pubblico  l’essere umano  concepito. lavorare per unire sigle e organizzazioni molto diverse fra loro, per farle diventare una forza compatta e nello stesso tempo libera di conservare al proprio interno l’identità di ciascuno.
Normale che i centri di potere che in Italia hanno lottato con successo per l’aborto legale siano stati colti di sorpresa. Normale che siano sotto choc: pensavano che ormai non esistessero più italiani convinti che l’aborto uccide un essere umano innocente, e che di conseguenza le leggi che lo permettono sono solo “leggi in apparenza”, non più vincolanti in coscienza. Pensavano, in questi ambienti, che ormai il fronte pro life fosse identificabile con chi vuole “l’applicazione delle parti buone della 194”. Domenica mattina, questi stessi maestri del pensiero nichilista si sono risvegliati e hanno trovato Roma pavesata di cartelli e manifesti apertamente contro la 194. Hanno visto una piazza dove i giovani erano tantissimi, dove i sacerdoti e le suore erano un numero mai visto in una manifestazione contro l’aborto in Italia. Fra l’altro, preti e suore vestiti da preti e da suore.
Ecco perché penso che la Marcia del 2012 rappresenti una svolta epocale, uno spartiacque fra un prima e un dopo. Ovviamente, nulla è cambiato nei rapporti di forza. La stragrande maggioranza degli italiani continua ad essere favorevole all’aborto legale, e la politica rappresenta in modo molto fedele questa tendenza. Dal canto loro, i grandi quotidiani come Repubblica e il Corriere della sera possono descrivere con toni sprezzanti la manifestazione, e provare a cavarsela dicendo che in piazza c’erano i nazisti e i razzisti. Facendo finta di dimenticare che proprio l’eliminazione degli handicappati “inventata” dal nazionalsocialismo - con il piano T4 voluto da Adolf Hitler - oggi trova una sua coerente prosecuzione nell’uso selettivo della diagnosi prenatale.
Ma cambia tutto se si pensa che si apre una nuova sfida, nella possibilità di organizzare e mobilitare insieme tutti coloro che, credenti o non credenti che siano, ritengono un’ingiustizia insopportabile la legalizzazione dell’uccisione dell’innocente. Nessuno può dire con certezza quante siano queste persone. E quante possano diventare, se il popolo della vita continuerà a marciare compatto.


Il Comitato Verità e Vita è una Associazione aconfessionale e apartitica.
Ha iniziato la sua attività il 28 FEBBRAIO 2004 - a seguito dell’approvazione della legge 40/2004 SULLA FECONDAZIONE EXTRACORPOREA - 
con la presentazione del Manifesto-Appello “Una legge gravemente ingiusta: la verità sulla fecondazione artificiale ‘in vitro’ ”.
Pubblica nel gennaio 2010 il Manifesto-Appello “Contro la legge sul testamento biologico. Contro ogni eutanasia.”
Sede legale: Via Gonzaga 63/67; 15033 Casale Monferrato (AL) 
Tel. 0142 454 662; Fax. 0142 690 234
C.F. 91025100065 Conto Corrente Postale 67571448; IBAN IT68R0760110400000067571448

 Roma 13 maggio 2012 - Marcia per la vita - Foto di Daniele Petrucci

13 maggio 2012 - Polonia sempre fedele - Foto di Daniele Petrucci

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sabato 28 aprile 2012

ROMA 13 maggio 2012 - Marcia Nazionale per la Vita

Tratto da "Il Timone" di aprile 2012.
C'è un popolo che non ha paura di proclamare al mondo intero, con compostezza e fermezza che la vita è vita e va difesa sempre. Dal concepimento fino alla sua fine naturale. E' un popolo che cammina per le strade delle maggiori città del mondo: Parigi, Dublino, Washington, Bruxelles, L'Aia, Berlino, Zurigo, Ottawa. Una moltitudine di persone che, dopo aver attraversato due località geograficamente agli antipodi come Palermo e Desenzano del Garda, ora finalmente, per la prima volta, giunge nel cuore della cristianità mondiale. E' infatti a Roma che si terrà la Marcia Nazionale per la Vita 2012, fortemente voluta dall'Associazione Famiglia Domani e dal Movimento europeo difesa Vita (Mevd) dopo l'esaltante e pienamente riuscita edizione del 2011 organizzata sulle ridenti sponde del lago benacense. Programmata per domenica 13 maggio, l'iniziativa pare forse implicitamente sotto la protezionedel Manto della Regina del Rosario di Fatima. I pullman provenienti da città lontane e vicine si darannoappuntamento alle 8,30 del mattino ai piedi del Colosseo, da dove il variegato popolo della vita proseguirà a piedi fino a Castel S. Angelo, ricordando ai rappresentanti delle istituzioni nazionali così come al più semplice uomo della strada i 130 mila aborti annui in Italia e i 44 milioni di aborti annui nel mondo. Cifre apocalittiche che necessitano di una mobilitazione generale, come testimoniano le tante adesioni all'evento che si possono leggere sul sito ideato per l'occasione (www.marciaper la vita.it; tel. 06-3233370). Tutti sfileranno, ognuno dietro il proprio simbolo, manifestando all'unisono, ancora una volta, la propria contrarietà alle legge 194 e all'introduzione nei protocolli medico-sanitari dei più recenti ritrovati chimici che, in barba al giuramento di Ippocrate, minacciano la vita umana anzichè tutelarla. E se l'edizione di Desenzano era stata dedicata al medico antiabortista Oscar Biscet, scarcerato, dopo undici anni di detenzione, dal governo cubano un paio di mesi prima della manifestazione, quella di Roma chiederà anche l'immediata liberazione di quello che la rivista Time ha definito l'eroe che ha miglioratoil mondo, il cinese Cheng Guangcheng, inviso al partito comunista cinese a causa della denuncia di centinaia di migliaia di aborti illegali e forzati voluti dai funzionari per la pianificazione familiare. A questo testimone della difesa della vita, gli organizzatori dedicheranno soprattutto il convegno che precederà la marcia. Il pomeriggio di sabato 12, infatti, nell'aula magna del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum si terrà una tavola rotonda cui parteciperanno eminenti personalità del mondo medico e culturale pro-lifecome, tra i tanti, Ettore Gotti Tedeschi, Carlo Bellieni, Padre Gonzalo Miranda, Renzo Puccetti, Costanza Miriano... Il meeting, il cui titolo è Chi salva una vita salva il mondo intero, si concluderà con le toccanti testimonianze di Giovanni Lindo Ferretti e Irene van der Wende. Ma l'attivismo pro-life dell'Associazione Famiglia Domani e del Medv non si esaurirà allo scadere delle due, peraltro intense, giornate. Consapevoli della necessità di dover incidere nella società anche a livello culturale, hanno infatti deciso con l'occasione di sostenere la pubblicazione di un libro incentrato su uno degli aspetti più trascurati, perlomeno in Italia: il trauma post abortivo. Curato da Giovanni Corbelli, Mamme che piangono - Il dolore che resta dopo un aborto (Ed. Fede & Cultura), il testo raccoglie contributi medici, come quello di Renzo Puccetti, e testimonianze come quella di Serena Taccari.
 (Carlo Curcio, Movimento Europeo Difesa Vita)


ROMA - SECONDA MARCIA NAZIONALE  PER LA VITA
Marcia Nazionale per la vita

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Aggiungiamo:

domenica 15 aprile 2012

15 aprile 2012 - Grazie.

Grazie, Elisabetta, Stefania, Cinzia, Eliane, Maria, Gigliola, Michela, Roby, Marinella, Cesare, Nicola, Luca, Tiziano,Andrea Bordonali,, Alex, per aver partecipato ieri sera alla Santa messa in  suffragio del nostro Renato.


Grazie anche agli amici e familiari, che hanno partecipato con mail e telefonate e soprattutto unendosi in spirito alla nostra preghiera nel Santuario di Sant'Antonio. In particolare ringraziamo Luisa Rotondi Secchi Tarugi, Làzslo e Palma Tòth,  Pierluigi, Lorna, Loris e Cristina, Chantal, Elisabetta, Leonardo della Libreria dell'Isola, Attilio Carelli, Claudio, Patrizia Conti, Anna Manna.


A tutti, grazie di cuore.

domenica 8 aprile 2012

Terzo anniversario di Renato Bordonali (2009 - 2012)

S. Bernadette - Grotta di  Lourdes del Policlinico di via Sforza -Milano


Sabato 14 aprile alle ore 18,30 nella Basilica Santuario di S. Antonio di Padova a Milano, in via Carlo Farini, 10
sarà celebrata una Santa Messa in suffragio di Renato Bordonali a tre anni dalla sua nascita al Cielo.


Renato è tornato alla Casa del Padre nel giorno della settimana consacrato a San Giuseppe, il mercoledì. 


Era il mercoledì dell'Ottava di Pasqua. Se ne è andato dopo i Vespri quando già si cominciava a celebrare la festa di S. Bernadetta, la santa dei malati,  cui era teneramente devoto, anche lei nata al Cielo nel Mercoledì dell'Ottava di Pasqua a Nevers.


Poco prima, Padre Norberto gli aveva ricordato il significato del suo nome Re -natus,  rinato e quindi risorto a nuova vita. Era Pasqua.


Si è addormentato per sempre mentre risuonavano le parole della Coroncina della Divina Misericordia, stretto tra le braccia di chi gli voleva bene allora e sempre.


Lo ricordiamo con le parole dedicate da Gesù a chi muore nel 6° giorno della Novena alla Divina Misericordia, appunto il giorno in cui è morto Renato. Sono le parole affidate da Gesù a Santa Faustina:


"Oggi conducimi le anime miti e umili e le anime dei bambini e immergile nella mia misericordia. Queste anime sono le più simili al mio Cuore. Esse mi hanno sostenuto nell'amaro travaglio dell'agonia. Li ho visti come gli angeli della terra che avrebbero vigilato presso i miei altari. Su di loro riverso le mie grazie a pieni torrenti. Solo un'anima umile è capace di accogliere la mia grazia; alle anime umili concedo la mia piena fiducia."


Renato Bordonali al lago Careser in Trentino

NO EUTANASIA - STORIA DI UN UOMO QUALUNQUE, RENATO BORDONALI





sabato 17 marzo 2012

18 marzo 2014 - Per aspera ad astra

18 marzo 2014  - Buon compleanno in Cielo,  Renato!
Venite, benedetti del Padre mio (Mt 25,31-46)
Martedì 18 marzo, vigilia della solennità di San Giuseppe, sarà celebrata una santa messa in suffragio nella Basilica di Sant'Antonio di Padova, via Farini, 10 Milano, alle ore 18,30.


18 marzo 2012  - Tre anni fa Renato compiva 60 anni. Nemmeno un mese più tardi, il 15 aprile, ci ha lasciati per entrare nell'Eternità.
Caro Renato, tu sai bene che significa "per aspera ad astra" e hai percorso serenamente e coraggiosamente l'aspro sentiero della vita.
Grazie per il tuo esempio, per la tua forza, per la tua grande generosità.

Da Marinella, Iside, Mefi, Michele

da Suor Ettorina
da Laura
Ristorante La Quinquette - Piazza Minniti - Milano
dai ragazzi...

Renato Bordonali nel giorno del suo 60° compleanno

La torta  con le candeline del 60° compleanno di Renato

Lunedì 19 marzo, solennità di San Giuseppe, sarà celebrata una santa messa in suffragio nella Basilica di Sant'Antonio di Padova, via Farini, 10 Milano, alle ore 18,30.


sabato 3 marzo 2012

4 marzo 2012 DOMENICA - NO AL LAVORO DOMENICALE - NO SHOPPING DAY

GLI AUTORI DI QUESTO BLOG PARTECIPANO AL DOLORE DELLA FAMIGLIA, DEGLI AMICI E DI TUTTI GLI ITALIANI PER IL NOSTRO GRANDE LUCIO DALLA E, PUR NEL DISPIACERE, RISPONDIAMO AL SORRISO CHE CI RIVOLGE DAL CIELO. CIAO LUCIO, PREGA PER NOI.

Aderiamo con molto entusiasmo all'iniziativa dell'European sunday alliance e invitiamo tutti gli amici del blog di Renato a partecipare  e  quindi ... niente shopping domani nè mai in alcuna domenica, tranne magari quelle di Avvento che sono più una festa per le famiglie che altro e consentono ai negozianti di realizzare giustamente la loro tredicesima.

Queste legge liberalizzanti (sigh!) sono inique e antisociali. Obbligano le persone a turni massacranti di lavoro. Se non ci fermiamo in tempo... la Cina è vicina!

Cerchiamo di non vendere al dio Mammona i nostri giorni di festa (le antiche feriae romane che erano in bel numero rispetto ai giorni dell'anno).

Da sempre, l'uomo ha diviso il tempo in sacro e profano per legge di natura. Il tempo sacro è dedicato al culto, alla famiglia, alle feste tradizionali. Le persone si incontrano, vestono l'abito della festa, organizzano sagre e allegri conviti, le persone unite da vincoli di affetto o di parentela possono trascorrere almeno un giorno intero insieme, per crescere insieme, per gioire insieme per consolarsi a vicenda nei momenti di dolore e di difficoltà.

Non lasciamoci defraudare dei nostri momenti migliori da questi governi freddi e tecnocratici che vivono solo di spreade di rating, riappropriamoci della nostra vita, almeno la domenica. 

Non permettiamo che lavoratrici e lavoratori siano praticamente costretti, sotto la minaccia di eventuali licenziamenti, a lasciare le loro famiglie la domenica per passare meccanicamente i prodotti alle casse o sistemare scaffali come alla catena di montaggio. 

Solo noi concittadini li possiamo salvare e in un solo modo: non andando a fare la spesa la domenica. Non si tratta di diminuire i consumi, ma di farli negli altri giorni della settimana, basta organizzarsi.  Poi, la domenica, tutti in bicicletta o nei giardini, nei parchi, a trovare i parenti, quelli sani e soprattutto quelli malati, ad andare a messa anche, per chi è credente.

Non ha senso l'obiezione che per i musulmani o gli ebrei la domenica non è un giorno festivo, perchè non è che gli restituiscono il sabato o il venerdì. Così perdiamo tutti qualcosa. Siamo in Europa: il nostro giorno di festa tradizionale è la domenica. Vuol dire che se andremo in paesi musulmani o in Israele riposeremo di venerdì o di sabato (paese che vai, usanza che trovi). C'è di buono che i nostri fratelli musulmani ed ebrei non sono certamente fessi come noi europei e non si sognano di eliminare dalla loro vita i giorni di festa.

In Europa, sono 80 gli organismi, dai sindacati alle chiese cristiane che aderiscono all'European sunday alliance, fondata a Bruxelles nel 2011. 

Ancora una volta e sempre di più siamo contro  il governo Monti che, senza alcuna consultazione e senza alcuna possibilità di discuterne le condizioni, ha fatto calare dall'alto un'apertura generalizzata dei negozi 24 ore al giorno, tutti i giorni, domeniche comprese.

Renato non apriva mai la domenica tranne in Avvento e nelle feste del quartiere Isola. Per come lo conosciamo,avrebbe aderito come libraio a questa iniziativa.

 La Libreria l'Isola del Sole di Renato Bordonali

Iside esplorai cartoni dei libri in libreria. Avrà trovato un libro di suo gusto?


venerdì 17 febbraio 2012

Riportiamo l'illuminante articolo di Antonio Socci del 15 febbraio sul vergognoso acquisto dei cacciabombardieri F35 , spesa di 15 miliardi di euro e sulle FOIBE secondo Napolitano

IL CARDINALE BAGNASCO E’ ILLUMINANTE !!! (vorrei invitare il “ministro cattolico” Riccardi ad opporsi al vergognoso spreco dell’acquisto dei cacciabombardieri F35, 15 miliardi di euro) 

La Chiesa, saggia e illuminata, è più avanti di tutti in politica. Ha corretto e congelato i convegnisti di Todi e chiama i partiti a ritrovare un’identità e una dignità, li invita a capire che, in pochi mesi, si è capovolto il mondo e che occorre arginare lo strapotere della speculazione finanziaria sui popoli e sulla politica democratica. 
Ma dal ring di quei pugili intronati, che oggi sono i partiti italiani, nessuno risponde. Tutti a tappeto, incapaci di elaborare un pensiero su quello che sta accadendo in Italia, in Europa e nel mondo.
Sembrano ormai privi di una politica e perfino orfani di un’identità e di una “mission”. Vediamo nel dettaglio quello che sta accadendo.
CONFUSIONE DA TODI
Al convegno di Todi dello scorso settembre si sono contrapposte due posizioni. Quella della relazione (bellissima) del cardinale Bagnasco, in continuità con il cammino della Chiesa italiana di Ruini e dei pontificati di Wojtyla e Ratzinger.
E quella impersonata dagli ambiziosi Riccardi e Bonanni, patrocinata dal Corriere della sera che
pretendeva una rottura col passato.
Sui media è apparsa quasi soltanto questa seconda linea.
Così il convegno di Todi è stato usato per “liquidare” a nome dei cattolici il precedente governo (in realtà già in disarmo da solo) e per fare da trampolino di lancio del governo Monti-Napolitano, anche aprendo la strada all’ingresso in politica del banchiere Corrado Passera (oltreché di Riccardi).
L’interprete entusiasta di questa presunta “investitura cattolica” al nuovo assetto di potere è stato il quotidiano “Avvenire” che per tre mesi, ha celebrato il premier Monti, il suo governo e Napolitano con tonnellate di incenso.
Nelle ultime settimane la correzione di rotta di “Avvenire”, autorevolmente “suggerita” dall’alto, si è fatta molto evidente per chi segue il giornale dei vescovi e sa interpretare il linguaggio del mondo curiale.
Basti dire che due giorni fa, nella pagina delle lettere (quella usata dal giornale della Cei per mandare certi “segnali”), è uscita addirittura una lettera critica con Napolitano, cosa che sarebbe stata impensabile fino a qualche settimana fa.
Oltretutto l’argomento è di quelli più scottanti, le foibe, e il titolo era inequivocabilmente 
polemico col Quirinale: “Infoibati dal comunismo non da ‘derive nazionalistiche’ ”. 
La lettera iniziava così: 
“Caro direttore, come profugo istriano sono rimasto colpito dal messaggio del presidente 
Napolitano: gli eccidi e l’esodo sono stati causati dalle derive nazionalistiche europee. Ero 
bambino, all’epoca, ma me la sento di dichiarare che gli eccidi e l’esodo sono stati causati 
dalle ideologie: a finire nelle foibe è stata particolarmente la borghesia, vittima del 
comunismo più deteriore. A Pola, a Fiume, a Gorizia, a Zara, a Trieste vennero deportati dai 
comunisti titini anche membri del Comitato Nazionale di liberazione, colpevoli solo di avere 
altre ideologie; e i titini sono stati aiutati in questo da comunisti italiani, che credevano nel 
‘paradiso’ sovietico”.
Questa dura stoccata a Napolitano è il segnale di una correzione di rotta per il quotidiano dei vescovi che nei mesi scorsi sembrava quasi aver sostituito il Papa con il presidente della Repubblica. Ovviamente non si tratta solo di una lettera, seppur significativa. Sul giornale è evidente anche un certo “raffreddamento” del precedente, eccessivo entusiasmo per il governo.
CORREZIONE
Nel frattempo – con una riunione alla sede della Cei, il 16 gennaio, e poi un’altra il 9 febbraio – i bollori politici dei promotori di Todi sono stati messi un po’ nel congelatore.
Pur essendo perlopiù caporali senza truppe, nell’autunno scorso avevano annunciato grandi iniziative: incontri in ogni città (a cominciare da Napoli con il duo Riccardi/Bonanni), un roboante “Manifesto per il bene comune” e addirittura una raccolta di firme per una nuova legge elettorale. Ma ora tutto è stato stoppato.
Anche perché alcune associazioni avrebbero l’ambizione di fare un passo avanti nell’agone politico, ma in questo momento la cosa non è gradita nemmeno da chi – come il premier Monti – guida un esecutivo sostenuto da un precario equilibrio politico (a Palazzo Chigi non piace certo l’ingresso diretto di ministri in nuovi partiti o movimenti politici che potrebbero produrre una reazione destabilizzante nel Pd, nel Pdl e nell’Udc).
Peraltro è anche difficile capire quali contenuti tipicamente cattolici possano proporre queste 
associazioni, visto il loro sostanziale appiattimento sul “governo dei tecnocrati”.
CACCIABOMBARDIERI
Emblematica è stata l’imbarazzante intervista televisiva del ministro Andrea Riccardi, da Fabio 
Fazio, sabato scorso. Davanti alla domanda sull’enorme spesa (15 miliardi di euro) per 
l’acquisto dei cacciabombardieri F35, nel momento in cui si fa economia su malati, vecchi e 
disabili, il ministro, cattolico e terzomondista, non è stato capace di dissociarsi e ha cambiato 
discorso.
Ricordo invece che la Chiesa ha bocciato questa assurda spesa. Il vescovo di Pavia, monsignor 
Giudici, presidente di Pax Christi, ha puntato il dito contro questo spreco: “nel panorama 
drammatico di questa crisi economica che esige sacrifici e tagli per il bene comune del Paese e 
per il futuro di tutti, anche le spese militari devono essere drasticamente tagliate”. 
Ha aggiunto: “è sempre più palese l’assurdità di produrre armi investendo enormi capitali 
mentre il grido dei poveri – interi popoli – ci raggiunge sempre più disperato”.
Ma Riccardi e i cattolici di Todi non si oppongono a questa politica.
Al cardinale Bagnasco, presidente della Cei, non è piaciuto come è stata costruita e usata sui media 
l”operazione Todi” e ha cercato di riportare le associazioni cattoliche sotto la guida dei vescovi, evitando i diversi protagonismi.
Sulla politica italiana, pur mantenendo un realistico benestare a Monti (peraltro votato da tutti e senza alternative), Bagnasco ha discretamente ricollocato i cattolici (e Avvenire) su posizioni più autonome (anche disinnescando la mina dell’Ici con un sano “facciano loro”).
LA CHIESA CI ILLUMINA
Ma soprattutto il presidente della Cei, due settimane fa, ha tenuto un’importante prolusione 
all’assemblea della Cei affermando “quanto alla crisi economica” che “siamo entrati in una fase inedita della vicenda umana”, che “l’idea stessa di progresso, in voga dal XVIII secolo, sta subendo un duro contraccolpo”.
Stiamo vivendo una svolta storica e drammatica. Il presidente della Cei è chiaro nel 
denunciare la finanziarizzazione dell’economia che si sta mangiando lo stesso mercato e lo 
stesso capitalismo, distruggendo le sovranità nazionali, il benessere di tanti popoli e minando 
pure il sistema democratico.
Il quotidiano “Avvenire” ha rilanciato questa denuncia dei vescovi (e questo è stato il segnale di 
cambiamento più significativo).
Certo, al governo delle tecnocrazie e dei banchieri non deve far piacere sentire la Chiesa su queste 
posizioni.
Ma la Chiesa già con la “Rerum novarum” di Leone XIII, più di un secolo fa, preannunciò sia il 
fallimento del sistema comunista, sia quello basato sul profitto selvaggio, senza regole morali.
Così oggi è l’unica che abbia le carte in regola per affermare come “Mater et Magistra”: ve 
l’avevamo detto. 
Il comunismo è fallito nel 1989, il capitalismo finanziario (basato sulla speculazione, anziché sulla 
produzione) nel 2008. Oggi siamo al caos scatenato dall’assenza di leadership politiche e di regole.
Per questo Bagnasco ha proclamato che “la politica è assolutamente necessaria” e “deve 
mettersi in grado di regolare la finanza perché sia al servizio del bene generale e non della 
speculazione”.
Ma in Italia dov’è la politica? Dove sono i partiti che cercano di capire la nuova fase, che si 
ripensano, che elaborano nuove idee, nuove proposte politiche e propongono leadership 
all’altezza?
La fase del governo Monti poteva essere preziosa almeno per rigenerarsi e ricostruirsi. Ma ancora una volta stanno perdendo la storica occasione. E i danni li paghiamo tutti noi.

Antonio Socci
Da “Libero”, 15 febbraio 2012
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Aggiungiamo che la mamma di Renato Bordonali, Italia Francesca,  era profuga giuliano/dalmata. Nata nel 1929 ad Aurisina, nei pressi di Trieste, fu costretta ad abbandonare, in una notte tragica del 1944, insieme a tutti gli abitanti italiani e alla propria famiglia, padre, madre e sette fratelli,  quella che era la sua patria, la città di Zara, in seguito ai bombardamenti angloamericani. 
1982 - Trieste - Renato con gli amici
 del Sindacato Autonomo Ferrovieri Italiani  USFI
 Nicola Gaglio e Giulio del Bon
La famiglia raggiunse molto fortunosamente, su un traghetto stracolmo di umanità disperata, la città di Venezia e da allora furono profughi giulianodalmati. Renato è sempre stato molto sensibile a questa tematica dei profughi e soprattutto delle foibe e sicuramente le esternazioni del nostro Presidente Napolitano sulle "derive nazionaliste" non gli sarebbero giunte molto gradite, semplicemente perchè false. Del resto Napolitano si sa da dove viene e, anche in quest'occasione vale il vecchio detto "il lupo perde il pelo ma non il vizio".


Renato rende omaggio ai caduti della Foiba di Basovizza