martedì 8 aprile 2025

Renato Bordonali, 15 aprile 2009 - 15 aprile 2025.

 

Monaco di Baviera, 5 giugno 1985

Il 15 aprile 2025, alle ore 17,30, sarà celebrata una santa messa in suffragio di Renato Bordonali nel sedicesimo anniversario della morte, 

La messa sarà celebrata nella chiesa di san Sebastiano, il tempio civico della nostra città, via Torino, Milano.

Una preghiera.

"Tu hai potere sulla vita e sulla morte".

"Oggi conducimi le anime miti e umili, come pure quelle dei bambini, e immergile nella mia Misericordia. Sono quelle che maggiormente somigliano al mio Cuore e Mi confortano nell'amaro tormento della mia agonia: vidi che in futuro avrebbero vegliato accanto ai miei altari, come degli angeli terrestri. Su tali anime Io verso a torrenti le mie grazie. Solo esse sono capaci di riceverle e quindi posso donare loro tutta la mia confidenza".

Parole di Gesù a suor Faustina.

15 aprile 2009-15 aprile 2025


Foto di Renato del 13 agosto 2006, Fatima.



lunedì 2 dicembre 2024

AD MEMORIAM RENATO BORDONALI, EDITORE E LIBRAIO

 

AD MEMORIAM RENATO BORDONALI, EDITORE E LIBRAIO.

    Caro Renato, ci hai lasciato 15 anni fa, il 15 aprile 2009. Eri una persona profondamente buona, sensibile e generosa. Coloro che ti hanno voluto bene, i tuoi amici, non colmeranno mai il vuoto che hai lasciato. Sapevi sorridere ed essere gioioso anche nei giorni terribili della malattia. Sempre pronto a consolare più che ad essere consolato. Sarai sempre un esempio di come si affrontano le prove della vita quando si può contare sulla Fede in Gesù Cristo e si accetta la volontà di Dio per quanto dolorosa possa essere. Sono sicura che dal Cielo continui ad amare e proteggere tutte le persone che hai amato e che continui ad amare.


Cari librai, guida ragionata alle librerie d'Italia, di Stefano Bucci - Edizioni Il Sole 24ORE

Titolo: Cari librai, guida ragionata alle librerie d'Italia (dal Sole 24 ORE)
Autore: Stefano Bucci
Editore: Il sole 24 ORE S.p.A.
Codice Isbn: 88-8363-059-9
Data di pubblicazione: aprile 2000



Cari librai è il primo e finora unico tentativo di raccontare l'universo delle librerie italiane. Il libro propone circa 150 schede, tratte dall'omonima rubrica del supplemento culturale del Sole 24 ORE, complete di indirizzi, numeri di telefono e siti internet, che l'autore ha realizzato attraverso visite dirette alle librerie. Di ognuna delle librerie recensite viene tracciata una breve storia e specificato il genere di prodotti offerti, il pubblico e i progetti proposti (presentazione di libri, serate letterarie, incontri a tema). Cari librai è una guida utile non solo ai librai, ma a tutti gli               

appassionati di lettura e agli amanti del libro in genere perché sa condurci con entusiasmo e curiosità alla scoperta degli angoli più appartati e inconsueti dell'universo della carta stampata. Il libro propone, inoltre, un elenco delle principali manifestazioni del settore in Italia e all'estero, dalle fiere del libro ai più importanti mercati in piazza.

Prefazione di Armando Torno

STEFANO BUCCI, giornalista dal 1998, è redattore del supplemento del venerdì del Sole 24 ORE dedicato a informatica, tecnologia e scienza. 
Collabora inoltre, in modo continuativo, al supplemento Domenica del Sole 24 ORE con tre rubriche fisse, "Tamburino", "Leggera" e "Cari librai" dedicata al panorama dell'editoria italiana.


LIBRERIE DELLA LOMBARDIA

















Libreria L'Isola del Sole (dal  2009 Libreria Isola Libri), Via Antonio Pollaiuolo, 5 - Milano - tel. 0266800580

Spiritualità a confronto
    «Motilal Banarsidass» e «Munshiram Manoharlal» hanno l’apparenza, o forse il suono, di  parole magiche. Nessuna caverna di Aladino si nasconde però dietro questi  nomi quasi impronunciabili, una sorta di scioglilingua che maschera invece due delle più importanti case editrici indiane: veri e propri centri di gravità intorno ai quali ruota tutta l’attività della Libreria del Sole» di Milano.
    Il confronto tra culture e religiosità si è qui trasformato nel filo conduttore per le scelte di Renato Bordonali e di Marinella Rusmini. Che alle edizioni «made in India» hanno deciso di affiancare i testi fondamentali dell’Ebraismo come del Cristianesimo. Anche se sorprende ritrovare, proprio in questo angolo di Milano, i Sacred Books of the East come l’Indian art of Dehli trasformati in elementi per un percorso spirituale senza tempo. Intorno ruota il quartiere. Diviso tra vecchi mondi e nuove opportunità, tra "prestinée" quasi secolari e recentissime cineteche esclusivamente votate al cine- ma indiano.
    Quella della «Libreria del sole» è dunque una realtà fatta di essenze e di simboli, dove tutto sembra fare capo al desiderio di comprensione. A partire dall’ampia scelta di vocabolari e dizionari. Dall’arabo all’hindi, dal ladhaki al pali, dal persiano all’urdi, dal tibetano al sanscrito (a loro volta tradotti in italiano, francese, inglese). E di comprensione, come di spiritualità, parlano anche le piccole raccolte di favole indiane. Che raccontano, con discorsi e immagini forse ingenue, di Shatrughna e di Lakshamana.
    L’esperienza della «Libreria del sole» è sicuramente unica in Italia. Anche perché Renato Bordonali importa direttamente dall’Oriente i suoi testi più o meno sacri, le sue case editrici più o meno conosciute. Contrapposti ai prodotti della «Bastogi», di «Arkeios» o a Le Destin mystique di «Arché». Mentre, tra gli scaffali, un manifesto invita a una serata di «Danze e canti per essere liberi. Tournée in Italia dei Monaci di Sera Jeh». Quasi a confermare ulteriormente l’ansia di capire, o meglio di ascoltare, le voci della spiritualità.
Infine, le edizioni. Quei «Nuovi Orizzonti», di cui Marinella Rusmini è direttore editoriale, che ancora ripropongono itinerari dello spirito con un piccolo tocco di alchimia e di astrologia. Attraverso una produzione che spazia dalle Effemeridi Para Research a quelle di Chirone, dalle Tavole delle case Regiomontanus-Campanus a quelle di Kock, dal Metodo astrologico degli Encadrements allaLeggenda dei Re Magi fino all’Esoterismo e folclore in William Butler Yeats.
    Esoterismo come pietra di paragone, come amuleto o come compagno di viaggio per orientarsi tra i luoghi più o meno oscuri della religiosità. Su questi pilastri ha preso vita la «Libreria del Sole» che è riuscita a trasportare Buddha e Sid- dharta tra quelle case (grigie eppure vive) dietro la stazione di porta Garibaldi. Dove tutto il mondo sembra essere paese. O, forse, religione.

AD MEMORIAM RENATO BORDONALI, EDITORE E LIBRAIO

 

AD MEMORIAM RENATO BORDONALI, EDITORE E LIBRAIO.

    Caro Renato, ci hai lasciato 15 anni fa, il 15 aprile 2009. Eri una persona profondamente buona, sensibile e generosa. Coloro che ti hanno voluto bene, i tuoi amici, non colmeranno mai il vuoto che hai lasciato. Sapevi sorridere ed essere gioioso anche nei giorni terribili della malattia. Sempre pronto a consolare più che ad essere consolato. Sarai sempre un esempio di come si affrontano le prove della vita quando si può contare sulla Fede in Gesù Cristo e si accetta la volontà di Dio per quanto dolorosa possa essere. Sono sicura che dal Cielo continui ad amare e proteggere tutte le persone che hai amato e che continui ad amare.


mercoledì 23 dicembre 2020

Eco degli Angeli che cantano Exultasti - Buon Natale 2020 a tutti gli amici di Renato

 Prologo di Natale


Eco degli Angeli  che cantano Exultasti:
Nasce il silenzio da molte quiete
così la luce delle stelle si tesse in corde
con cui le Potenze di pace fanno dolce 
armonia.
Rallegrati, o Terra, il tuo Signore
ha scelto il suo santo luogo di riposo.
Ecco, il segno alato
si libra sopra quella crisalide santa.
L'invisibile spirito della Stella risponde
loro:
inchinatevi nel vostro canto, potenze
benigne.
Prostratevi sui vostri archi di avorio e oro!
Ciò che conoscete solo indistintamente
è stato fatto
su nelle corti luminose e le azzurre vie:
inchinatevi nella vostra lode;
perché se il vostro sottile pensiero
non vede che in parte la sorgente di misteri
pure nei vostri canti, siete ordinati di cantare:
"Gloria! Gloria in excelsis
Pax in terra nunc natast".

Angeli, che proseguono con il loro canto:
Pastori e re, con agnelli e incenso
andate ed espiate l'ignoranza dell'umanità:
con la vostra mirra rossa fate sapore
dolce.
Ecco, che il figlio di Dio diventa l'elemosiniere di Dio.
Date questo poco
prima che egli vi dia tutto.

Ezra Pound
1908

mercoledì 15 aprile 2020

Questo è il giorno che ha fatto il Signore

Questo è il giorno, che ha fatto il Signore,
alleluia:
rallegriamoci ed esultiamo,
alleluia.


15 aprile 2020
MERCOLEDI'  FRA L'OTTAVA DI PASQUA


Sono trascorsi undici anni dal giorno, 15 aprile 2009, mercoledì fra l'Ottava di Pasqua, in cui Renato è nato al Cielo.
Don Norberto, il cappellano del Policlinico che gli somministrò il sacramento dell'unzione degli infermi tre ore prima della morte gli disse: " Renato è il nome che deriva dal latino Rinatus, colui che rinasce. Oggi è il giorno di Pasqua e per te, Renato, è anche il giorno della tua Resurrezione.
Renato sorrise e pregò.

Anche oggi, ricordandolo in modo speciale, preghiamo per lui, insieme a lui.

   Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu resuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
   Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua lo saremo anche con la sua Resurrezione. Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto è ormai libero dal peccato. 
   Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte: ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio in Cristo Gesù. 
Lettera ai romani, 6,3-11
   



lunedì 16 dicembre 2019

IL BAMBINO DELLE NEVI - Buon Natale a tutti gli Amici di Renato.

IL BAMBINO DELLE NEVI 
(1915)
di Gilbert K. Chesterton

Son appannati i vetri, s'ode un inno
mai prima né poi ripetuto,
forti le notti per più lungo buio,
un buio che di pioggia è vivo.

Solo col ghiaccio e la neve capiamo
dove siano i grandi fuochi,
che è fiera gioia il centro della terra
e che il suo cuore è una stella.

Giungiam nella notte all'antico ostello
dove è chiuso il bimbo nel gelo,
seguiam le orme di tutte le anime
nell'ostello alla fin del mondo.

Su foglie rosse stan morti gli dei,
ché il sole lanciò la sua fiamma,
su foglie d'oro stan freddi gli dei,
e solo avanza un Bambino.


A CHILD OF THE SNOWS
(1915)
di Gilbert K. Chesterton

There is heard a hymn when the panes are dim,
And never before or again,
When the nights are strong with a darkness long,
And the dark is alive with rain

Never we know but in sleet and in snow,
The place where the great fires are,
that the midst of the earth is a raging mirth
And the heart of the earth a star.

And at night we win to the ancient inn
Where the child in the frost is furled,
We follow the feet where all souls meet
At the inn at the end of the world

The gods lie dead where the leaves lie red,
For the flame of the sun  is flown,
The gods lie cold where the leaves lie gold,
And the Child comes forth alone.



giovedì 11 aprile 2019

Renato Bordonali, 15 aprile 2009 - 15 aprile 2019

Soual, 10 agosto 2005 - Foto di Renato Bordonali
Preghiera a Gesù Crocifisso

Eccomi o mio amato e buon Gesù,
che alla tua santissima presenza prostrato,
ti prego col fervore più vivo
di stampare nel mio cuore
sentimenti di fede, di speranza,
di carità, di dolore dei miei peccati
e di proponimento di non più offenderti;
mentre io con tutto l'amore
e con tutta la compassione
vado considerando le tue cinque piaghe,
cominciando da ciò che disse di te, o mio Gesù,
il santo profeta Davide:
"Hanno forato le mie mani e i miei piedi,

mercoledì 4 aprile 2018

Mercoledì fra l'Ottava di Pasqua - A Renato.

Il Signore è veramente risorto, alleluia.


Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al  peccato una volta per tutte, ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.
Rm 6,8-11

Grazie di tutto, Renato. 

sabato 17 marzo 2018

18 marzo



Salve, Regina,
Madre di misericordia, vita, dolcezza 
e speranza nostra, salve.
A Te ricorriamo,
esuli figli di Eva:
a Te sospiriamo, gementi e piangenti 
in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, avvocata nostra,
rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi.
E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, 
il frutto benedetto del tuo seno.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.



giovedì 21 dicembre 2017

Santo Natale 2017 - Auguri a tutti gli amici di Renato

Renato Bordonali e Trip (l'amico Brunetto) nella Libreria Isola del Sole di via 
Antonio Pollaiuolo 5 a Milano Quartiere Isola.
Correva l'anno 2004.

Per Renato e per chi lo ama la bella poesia di Aldo Fabrizi (pubblicata sul sito di Riscossa Cristiana):



La notte di Natale

Ier sera,
a mezzanotte meno ‘n quarto,
uscenno pè la messa de Natale,
m’è capitato un fatto..
un fatto tale,
che non so come non me pija un infarto.

All’ultimo ripiano,
all’improviso,
me so’ urtato de fianco,
con un vecchio impalato addosso ar muro
e margrado in quer punto fusse scuro,
vedevo bene solamente il viso
incorniciato da un barbone bianco,
la parete scura dove stava appoggiato,
a poco a poco è diventata azzura.
-“Io so’ papà Natale”- m’ha spiegato
-“lo stesso de quann’eri regazzino,
de quanno m’aspettavi,

guardanno nella cappa der cammino
che te portassi quello che sognavi.
Sino a quarch’anno fa, quanno arivavo io,
se respirava er bene assieme all’aria
e l’ommeni de bona volontà,
senza la malattia contestataria,
credeveno alla nascita de Dio,
mo co’ ‘sta libbertà confusionaria,
c’è tanta gioventù che stenta a crede
e mette in discusione er fonnamento de’la religione,

giocannose er conforto de’la fede,
purtroppo anno pè anno
la vita sta cambianno,
pre esempio li pupetti, mo vonno:
er mitra, e’ razzo, l’aprioggetti,
er casco d’alluminio,
l’abitacolo pè annà a scoprì un pianeta
e la stella commeta
che illuminò la notte der miracolo
per annuncià er messia,
pè ricordalla non ce sta poeta,

purtroppo hanno ammazzato la poesia.”-
Ho arzato l’occhi ar cèlo
come pè dì..”ce penserà quarcuno”..
quanno l’ho riabbassati,
avanti a me nun c’era più nesuno,
c’era solo un sacchetto, un cartoncello
co’quarche giocarello cascato giù per tera,
un cavalluccio a dondolo, un tamburo

'na sciabbola, 'na tromba, 'n bambolotto,
un sordatino cor fucile rotto
assieme a ‘no straccetto tricolore,
robbetta antica senza più valore.
Le campane de Roma in quer momento
hanno detto fra poco è mezzanotte
non fate tardi al vecchio appuntamento,
ma doppo que’ rondò de pace e bene
c’è stato ‘no scombussolo,
la notte s’è riempita de urli e de sirene
e va a capì chi fosse
o pompieri o pantere o crocerosse,
mentre stavo così,
c’è stata pè guastamme la nottata,
un’antra novità, la messa bitte
difatti da ‘na chiesa quà vicino
me arivato un fracasso indiavolato
de batterie, sassofoni, chitare,
che avrà fatto tremà Gesù bambino
e tutte le fiammele de’l’artare,
entranno a casa,
ho messo er catenaccio dicenno
-“Mo che faccio..”- poi ho detto
-“..perdoneme Gesù, si pregherò quàssù”-
e pensanno l’armonium effatato,
sentivo er sono più scommunicato
e mentre che a’la radio
parlava er Santo Padre,
io me so’ inginocchiato
davanti all’artarino
de mi madre.
(Aldo Fabrizi)


Il piccolo presepe che Renato aveva comprato da frate Paolo Zanotto nel 2008 

domenica 12 novembre 2017

San Renato, 12 novembre 2017

Policlinico di Milano


Questa preghiera è dedicata a Renato che ha sopportato con bontà, generosità e pazienza il tempo del dolore e della malattia, facendo tanto bene a tutti coloro che lo hanno assistito e che lo hanno amato:

Dammi la pazienza

O Signore, Salvatore paziente,
tu accettasti come volontà del Padre
l'amaro calice della tua passione 
e della tua morte.

Ascolta il mio lamento,
e il tuo esempio mi aiuti
a sopportare le mie sofferenze
per partecipare, almeno in parte,
alla tua passione.

Fa' che la pazienza
con la quale sopporterò i miei dolori
esprima la riconoscenza profonda
del mio amore per te,
tu che sei il Cristo crocifisso.

Amen

(tratto da "Liberaci dal male"
di Padre Gabriele Amorth,
Edizioni Dehoniane

Renato Bordonali


venerdì 14 aprile 2017

14 aprile 2017 - Venerdì Santo

TI ADORO O CROCE SANTA
Obbediente fino alla morte di Croce
Gesù incontra sua  Madre
In ricordo e in preghiera per Renato Bordonali  (nato al Cielo il 15 aprile 2009) nel suo ottavo anniversario.

Ti adoro, o Croce Santa, che fosti ornata 
del Corpo Sacratissimo del mio Signore,
coperta e tinta del suo preziosissimo Sangue.
Ti adoro, mio Dio, posto in Croce per me.
Ti adoro, o Croce Santa, per amore di Colui
che è il mio Signore. 
Amen.

(Recitata 33 volte al Venerdì Santo, libera 33 anime del Purgatorio.
Recitata 50 volte, ogni venerdì, ne libera 5. Venne confermata dai 
Papi Adriano VI, Gregorio XIII e Paolo VI).

Tratto da "Il libro delle novene", Edizione Ancilla


venerdì 17 marzo 2017

18 marzo 2017 - Compleanno di Renato Bordonali - Contro l'eutanasia. Il valore inestimabile della sofferenza

In occasione del compleanno di Renato (che è in Cielo), condivido quanto ricevuto dal Comitato Verità e Vita in merito all'eutanasia e ripropongo la storia di Renato nei suoi ultimi due anni di vita (2008 e 2009).
In questo periodo così difficile e segnato dalla leucemia, Renato ha saputo rispondere con dignità, fermezza e coraggio rifiutando la fine anticipata della sua vita. Renato fu felice di vivere la sua vita fino all'ultimo giorno, ringraziando Dio per il dono di questa vita, anche se difficile e in sofferenza. Seppe offrire le sue sofferenze a Dio e, fino all'ultimo istante, non lo ha mai abbandonato il sorriso e la riconoscenza nei confronti di Dio e del suo prossimo che lo ha assistito con amore, condividendo la sua vita e la sua sofferenza. Non è stato un periodo inutile, ma posso dire con certezza che è stato il periodo più fecondo della sua vita e forse anche il più dolce e mite.
Renato Bordonali, 18 marzo 2009

Renato Bordonali e l'eutanasia - la sua storia.

Nell'ottobre del 2007, all'improvviso, Renato si scopre malato: leucemia acuta mieloide. Viene ricoverato in un grande ospedale di Milano (non facciamo il nome dell'ospedale e dei medici coinvolti).

Affronta, con grande coraggio, forza e dignità, tutta la trafila delle cure in un Reparto Ematologico all'avanguardia, assistito con sollecitudine e competenza.
Nel maggio 2008 viene dichiarato inguaribile, è ormai "un vuoto a perdere" e qui comincia il vero dramma di Renato che non si rassegna alla "sentenza" e vuole continuare a vivere e a sperare, nonostante tutto. 
Viene affidato dal Primario all'Assistenza Domiciliare che comprende l'assistenza medica e infermieristica a domicilio. Solo le trasfusioni di sangue, quasi giornaliere, devono essere effettuate in ospedale. L'aspettativa di vita era all'incirca di sei mesi, salvo imprevisti. Renato continua a vivere normalmente, a coltivare i suoi interessi, a frequentare la sua Libreria  ceduta all'amico Leonardo, a interessarsi di politica, la sua passione da sempre, ad amare i suoi cari e i suoi gatti (TRE). Non migliora molto, ma neanche peggiora drasticamente come ci si poteva aspettare. Prenota il viaggio a Lourdes con l'UNITALSI  per la fine di aprile 2009. Continua a recarsi in ospedale per le trasfusioni, sempre sereno, forte e coraggioso, recita il Santo Rosario tutti i giorni, legge i Salmi, va a Messa. riceve il Sacramento dell'Unzione degli Infermi, perchè vuole guarire e preparsi al Grande Incontro se così avesse deciso il Signore.  Si indigna per il caso di Eluana Englaro che segue con grande partecipazione, profondamente convinto che nessuno aveva il diritto di accorciare anche di un solo giorno la vita di quella disgraziata ma certo non inutile Creatura. Purtroppo l'entourage di medici che lo cura a domicilio sembra avere idee molto differenti dalle sue. Alla fine il gentile medico che lo curava da mesi era forse infastidita dal faldone della cartella clinica che si appesantiva sempre più ed era incredula che un malato in quelle condizioni fosse così pazzo da affittare una casetta in montagna e da andarci  pure spesso, in auto e da solo. Non solo, il malato ride e fa battute su Obama che non gli piace nemmeno un po', costruisce grafici in excel sull'andamento delle sue piastrine, insomma è più vitale di tanti uomini sani che trascinano stancamente un'esistenza vuota di senso e di valori. A Renato mancava la salute fisica, ma la mente non cedeva di un millimetro e di tutto era carente meno che di valori. A questo punto, il gentile e giovane medico sputa il rospo: "Non è etico sprecare tutto questo sangue per una persona comunque destinata a morire! Lei, Signor Bordonali, dovrebbe decidersi ad entrare in un hospice dove in capo a una settimana, non potendo fare le trasfusioni, perchè non è un ospedale, tutto finirebbe! Tanto, Lei non ha scampo" . Era il 17 novembre 2008. Renato si sentì mancare, più per la mancanza di umanità dimostrata da un medico che pure aveva fatto il giuramento d'Ippocrate e a cui lui era affezionato, che per le parole stesse. Aiutato dai suoi cari e grazie a Michela, amico e medico di grande cuore e anche dal medico di sempre, dott. Luigi Tedone, riuscì a lasciare la Struttura in cui era in cura dal 2007 da un giorno all'altro e senza salutare, ovviamente. Trovò una accoglienza calorosa e competente al Reparto di Ematologia del Policlinico, il Day Hospital, dove i dottori Nicola Fracchiolla, Reda e Aprile e gli infermieri lo hanno curato con dedizione. Lo consolarono delle dure parole e del disprezzo subito come malato e come persona affermando che per loro anche il novantacinquenne leucemico aveva diritto alle trasfusioni fino all'ultimo giorno della sua vita. Questi giovani medici, a cui va  il nostro ringraziamento e la nostra benedizione, avevano fede in Dio. Credevano che Dio solo ha il diritto di donare la vita e di riprendersela! Forse il giovane medico dell'altra struttura ospedaliera aveva altre convinzioni. Non lo sappiamo.
Renato ha confidato la sua storia anche a Padre Antonio Zanotto, francescano capuccino, che in un'omelia del 19 dicembre, all'Oasi di Antegnate, raccontò ai fedeli durante la messa quello che era successo a una Creatura di Dio, a Renato.Pur non facendo nomi di ospedali, ovviamente, mise in guardia i fedeli dall'affidarsi a certe strutture o cure domiciliari, cosiddette all'avanguardia, senza prima accertarsi bene delle intenzioni reali di queste strutture e cioè eliminare prima possibile i vuoti a perdere, nel rispetto della Legge, s'intende. Padre Zanotto disse chiaramente tutto ciò. Esiste il CD con la registrazione di questa omelia.
 Il 18 marzo 2009, Renato ha festeggiato, insieme ai suoi cari e ai suoi amici, il suo compleanno in una pizzeria di Milano. Felice come un bambino, ha spento le sue 60 candeline, ha scartato i suoi regali. Secondo qualcuno, doveva essere morto da almeno 7 mesi. Sono stati invece sette mesi bellissimi pur nella sofferenza della malattia, ricchi di risate, di Fede, di Speranza, di Amore per tutti anche per il medico domiciliare a cui aveva perdonato col cuore, per amore di Gesù Crocifisso. Gite in montagna, nella sua amata Moggio, cibi mangiati con soddisfazione, libri interessanti, coccole a non finire con la sua amatissima gattina Iside, con il suo gattone Michele, fregandosene delle eventuali pericolosissime graffiatine. Tutto questo, per qualcuno, non ci sarebbe dovuto essere... per motivi etici, ovviamente, per essere politicamente corretti, ovviamente... Il Signore, che non ha bisogno del politically correct ha deciso altrimenti. Renato è andato in Cielo il 15 aprile senza subire un solo giorno di allettamento totale; un'emorragia cerebrale lo ha portato via in pochissimo tempo, dopo aver ricevuto i Sacramenti chiesti da lui stesso, con la mente rivolta a Lourdes e alla Dolce Madre. Sia fatta la volontà di Dio.



"Una parola ha detto Dio,
due ne ho udite:
il potere appartiene a Dio,
tua, Signore, è la Grazia;
secondo le sue opere
 tu ripaghi ogni uomo."

Dal Salmo 61



Il valore inestimabile della sofferenza
"Sappiate soffrire tutto cristianamente
e non temete che nessuna sofferenza,
per quanto basso ne sia il suo motivo,
resterà senza merito per la vita eterna".
 San Padre Pio da Pietrelcina


COMUNICATO  STAMPA  N. 187 DEL 2 MARZO 2017

CONTRO LA LEGALIZZAZIONE DELL'EUTANASIA: NESSUN COMPROMESSO!

SALVIAMO GLI  ANZIANI IN STATO DI DEMENZA ED I SOGGETTI INCAPACI O PRIVI DI COSCIENZA DALLA MORTE PER PRIVAZIONE DELLE TERAPIE E DEI MEZZI DI SOSTEGNO NECESSARI PER MANCANZA DI CONSENSO !

Il progetto di legge sulle disposizioni anticipate di trattamento che verrà discusso dalla Camera ha un obbiettivo preciso: favorire ed anticipare quanto prima la morte delle persone "inutili" alla società, soprattutto quelle prive di coscienza (come era Eluana Englaro) e gli anziani in stato di demenza o poveri.

Nel progetto tutto concorre alla loro soppressione. 
La norma sugli incapaci (art. 2) permetterà ai tutori degli interdetti o agli amministratori di sostegno di negare il consenso a nuove terapie per gli assistiti: ma il progetto di legge considera terapia anche la nutrizione e l'idratazione artificiale, cosicché, come avvenne per Eluana, i tutori potranno determinare la morte per fame e per sete dei loro assistiti.

Le Disposizioni Anticipate di Trattamento, poi, servono proprio ad ottenere questo risultato.
Diciamo tutta la verità: le DAT sono una trappola ed un inganno per coloro che - credendo di tutelare la propria dignità in un futuro stato di malattia e d’incoscienza - senza rendersi conto delle effettive condizioni in cui potrebbero trovarsi, daranno il via libera alla propria uccisione per mancanza di terapie.
In tutto il mondo l’esperienza del testamento biologico dimostra che i firmatari spesso non sono in grado di capire le questioni mediche oggetto del documento, che i fiduciari non prendono decisioni conformi alla effettiva volontà dei dichiaranti e che i pazienti che lo hanno firmato vengono discriminati dai medici e abbandonati al loro destino.
Il progetto di legge non si cura in alcun modo della effettiva comprensione da parte di chi firmerà una DAT delle tematiche oggetto del documento; non si preoccupa nemmeno della effettiva libertà psicologica e morale del dichiarante, cosicché sono prevedibili pressioni da parte di strutture, medici e familiari sulle persone anziane o malate perché sottoscrivano quel documento, magari quanto più generico possibile.

Il messaggio di fondo è chiaro - e non è un caso che proprio in questi ultimi giorni i mass media con la tv di stato come capofila hanno fatto a gara per propinarcelo in tutte le salse facendo leva sull’emotività: una vita in stato di disabilità non è vera vita, non è degna di essere vissuta ed è opportuno, anzi necessario (per molti rischia di essere obbligatorio) che essa finisca quanto prima possibile, così da non gravare su familiari, ospedali, società, medici.
La beffa finale?  Se l'interessato chiederà di essere curato con tutti i mezzi disponibili, le sue saranno "preferenze in materia di trattamenti sanitari" che i medici potranno disattendere; se, invece, rifiuterà di essere curato, nutrito, idratato, assistito da respirazione artificiale, le DAT saranno vincolanti per il medico che avrà la garanzia espressa dell'impunità.
L'obbligo è solo per la morte, non per la vita!
           
            Il copione già visto per far approvare altre leggi ingiuste, fondate sull’utilitarismo e l’individualismo esasperato, è già in onda e di fronte all’autodenuncia di un reato punibile con la detenzione da 5 a 10 anni ed all’espressa volontà di reiterare a breve il delitto viene lasciato tranquillamente in libertà il denunciante perché possa mettere in atto quanto affermato: perché?!? 
                       
Il carrozzone per introdurre in Italia la “dolce morte di stato gratuita” su mentite spoglie (consenso informato e dat) è già in piena attività: casi pietosi, obbligati ad andare all’estero ed a pagare più di diecimila euro, bombardamento mediatico con tanto di filmati interviste ed appelli e sul fatto che l’Italia non è un paese civile, autodenuncia con nessun provvedimento per evitare l’annunciata reiterazione del reato!
 Ci auguriamo che i Parlamentari, che ancora rispettano la dignità e la vita umana, non si lascino trascinare da questa ondata di morte ed abbiano il coraggio di affermare in Parlamento che la vita di ogni uomo è sempre e comunque intangibile e che nessuno può avanzare la pretesa che lo Stato diventi complice delle volontà suicide o – come accadrà il più delle volte se il ddl sarà approvato! – omicide di suoi cittadini, cui deve invece assicurare sempre le cure mediche per tutelare  il loro diritto alla salute e l’assistenza necessaria nei casi di grande invalidità.

   Contro questa proposta di legge - lo ripetiamo con ferma convinzione - occorre una presa di posizione salda, basata sulla verità del suo contenuto totalmente inaccettabile e che deve condurre i Parlamentari rispettosi della vita e della Costituzione ad una opposizione decisa, senza la ricerca di alcun compromesso.

Il Comitato Verità e Vita è una Associazione aconfessionale e apartitica. Inizia la sua attività il 28 febbraio 2004 - a seguito dell’approvazione della legge 40/2004 Sulla fecondazione extracorporea -  presenta il Manifesto-Appello “Una legge gravemente ingiusta: la verità sulla fecondazione artificiale ‘in vitro’ ”. Pubblica nel gennaio 2010 il Manifesto Appello “Contro la legge sul testamento biologico. Contro ogni eutanasia.” 
Sede legale: Mura di Porta Massimo D'Azeglio, 4; 40136 Bologna (BO)

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lunedì 13 marzo 2017

Cesare Ferri e i suo saggio "L'età del Canbastardo"


L'età del Canbastardo
di Cesare Ferri
Orion Libri
Riportiamo l'articolo di Roberto Pecchioli, tramite Maurizio Blondet,  che parla del saggio dell'amico Cesare Ferri.


Il canbastardo, la guardia rossa della democrazia a taglia unica.


                                                           di Roberto PECCHIOLI

Un saggio di alcuni anni fa di Cesare Ferri, uno dei cattivi ragazzi della Milano degli anni Settanta, lungamente perseguitato dalla cosiddetta democrazia, si intitolava L’età del Canbastardo. Era un lungo monologo del protagonista, moderno Don Chisciotte, contro i mulini a vento della modernità e della degenerazione, con il linguaggio immediato e fiorito di chi parla innanzitutto a se stesso. Ne aveva per tutti, il sanbabilino invecchiato, un po’ sgualcito dalle esperienze della vita, ma lucidissimo nel colpire i benpensanti e soprattutto gli intellettuali autonominati, la finta intellighenzia del pensiero unico molliccio, anzi viscido.
Il Canbastardo è sempre all’opera, lavora h. 24 tutti i giorni dell’anno, oggi più che mai, nel regno del Politicamente Corretto e della democrazia a taglia unica. Sì, perché, come nella orwelliana Fattoria degli Animali, tutti sono uguali, ma alcuni lo sono più degli altri, per cui, per la proprietà transitiva, molti sono meno uguali. Pensavamo a questo assistendo al disgustoso spettacolo mediatico relativo agli incidenti a margine del comizio napoletano di Matteo Salvini.
Chi milita in movimenti politici, culturali o religiosi non graditi al correntone progressista sa da sempre di essere figlio di un Dio minore, non soltanto in Italia. Nel caso di specie, al capo della Lega è stato contestato il diritto di recarsi a Napoli per svolgervi attività politica. Caporione della rivolta, il sindaco Luigi De Magistris, ex magistrato della pubblica accusa. Mala tempora currunt… Se fossimo napoletani, non avremmo simpatia per il Capitano leghista, nel cui passato abbondano dichiarazioni imbarazzanti nei confronti della capitale del nostro Sud. Altrettanto, ci guarderemmo bene dall’appoggiare un personaggio, il sindaco Giggino, il cui concetto di libertà si basa sul divieto, a suo insindacabile giudizio, di esprimere convinzioni a lui sgradite. Per di più, il prode ex PM usa come esercito privato i cosiddetti centri sociali. I “ragazzi” (loro mantengono la qualifica indipendentemente dall’età) che hanno devastato Fuorigrotta con la scusa della contestazione a Salvini sono figli ed amici suoi. Chiunque faccia politica a Napoli ne conosce arroganza, invadenza, onnipresenza. Sono foraggiati e coccolati; sembra che i gruppi siano ben trentatrè nella città di Masaniello, forse più numerosi dei clan camorristici che vi spadroneggiano.
Ma nulla conta attaccare De Magistris ed il suo rivoltante carro di Tespi. Paradossalmente, va addirittura ringraziato: almeno non si nasconde dietro paludamenti e frasi fatte, e fa sì che venga alla luce una vergogna che troppo stesso viene negata o minimizzata, ovvero l’abolizione concreta della libertà, in Italia ed in Occidente, per chi non condivida l’orizzonte progressista. La Costituzione formale – un ferro vecchio tanto più esaltato quanto meno se ne tiene conto – recita, all’art. 17, che i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi, e prosegue, all’art. 21, riconoscendo il diritto per tutti, inclusi Salvini, dissidenti ed oppositori di ogni orientamento, “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Così recitano i sacri cartigli, ma che sia una finta lo sappiamo in molti. Non solo non possiamo dire bene, se quella fosse la nostra convinzione, dei regimi del trapassato remoto, ma siamo impediti dal pronunciare frasi e parole, pure citate nei dizionari, che possano suonare discriminatorie, naturalmente verso alcuni, non tutti. Come il maiale Napoleone che assume il comando della fattoria contro il sincero rivoluzionario Palla di Neve, alcuni sono “più “uguali. Nell’Età del Canbastardo è proibitissimo essere dalla parte degli europei, dei bianchi, degli eterosessuali, dei padri, dell’ordine naturale e di altre cose: l’elenco è aggiornato quotidianamente dai padroni dello Spirito del Tempo. I guardiani della democrazia a taglia unica vigilano. Basta chiamare clandestino uno straniero senza permesso di soggiorno e la multa è in agguato. Se poi osassimo affermare che la famiglia è formata da un uomo e una donna la psicopolizia interverrebbe con tutta la forza e la sussiegosa moralità invertita dell’età del canbastardo. A Madrid è stata vietata la circolazione, con salata multa, ad un pullman sulla cui fiancata un’organizzazione cattolica contraria alla teoria del gender aveva scritto che i maschietti hanno il pene, le bambine la vulva, il resto è un inganno.
Fu gran profeta Gilbert K. Chesterton quando scrisse – ed era il 1905! – “la grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili.”
Le denunce penali per chi afferma verità sgradite, al tempo dell’iperdemocrazia, si moltiplicano e fanno paura, perché la delazione è attivissima, gradita ed incoraggiata. Aldo Giannuli ha scritto che lo spionaggio è il secondo mestiere più vecchio del mondo. Quale sia il primo lo sappiamo tutti, ed è assai meno disonorevole.  Ciò che ancora meraviglia gli ingenui è che tutto ciò venga chiamato libertà, e che volumi interi siano dedicati alla virtù della tolleranza. Noi ci dissociamo anche da essa, questa soffice coperta in cui si avvolge ogni viltà e qualunque sproposito. Ci tocca nuovamente citare Chesterton, secondo cui la tolleranza è la virtù dell’uomo senza convinzioni. Ove poi dovessimo subire l’inevitabile citazione di John Locke e della sua Lettera sulla tolleranza, ci sarebbe facile ricordare che il primo teorico del liberalismo, gran sostenitore della “gloriosa rivoluzione” orangista inglese, ne negava l’estensione ai cattolici, anzi ai “papisti”, termine che, legge Mancino alla mano, potrebbe ricadere nel reato di discriminazione religiosa.
Poi le anime belle – la definizione proviene da un poeta come Schiller, l’autore dei Masnadieri – sogliono scomodare Voltaire e la sua frase, tanto virtuosa quanto mai pronunciata, secondo cui l’autore di Zadig e di Candido si dichiarava disposto a dare la vita per permettere l’espressione di opinioni dalle quali dissentiva. Strano davvero, a dar retta a quanto lasciò nero su bianco contro gli ebrei ed il cattolicesimo, da lui chiamato l’infame da schiacciare (ecrasez l’infame!).  Niente di nuovo sotto il sole, i tolleranti e democratici a corrente alternata esistono da secoli e l’ultimo dei loro idoli è Karl Popper, che teorizzò di negare la parola e la libertà ai nemici della chiamata società aperta, nome d’arte del liberalismo capitalista.
Il pensiero molliccio, o viscido, o debole nella filosofica accezione di Gianni Vattimo, è al contrario fortissimo, intransigente e non di rado violento al momento di affermare una verità unica, l’ultima rimasta, ossia che la verità non esiste. Qui dismettono la loro tolleranza, forse condividono segretamente il giudizio nostro: attitudine cara agli infingardi, che nasconde a fatica inerzia, conformismo, ansia di sottomissione, perfettamente descritte dal sommo Dante, che considera gl’ignavi neppure degni di un girone dell’inferno. Condannati a girare senza posa, sono condannati a girare in eterno inseguendo un’insegna; Virgilio, con romana saggezza, è lapidario “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”.
Noi non contestiamo affatto, tanto per dire, la manifestazione tenuta contro Salvini, o il diritto di esprimere forte dissenso da qualunque opinione: affermiamo tuttavia che, se la democrazia è tale ed esprime la libertà concreta di singoli e gruppi, non vi devono essere tesi, pensieri o idee vietate. Proibito deve essere manifestarle con la violenza, fisica o morale e con la prevaricazione. In una società ipocrita e mercantile, funziona molto bene l’indiretto impedimento. Pensiamo alle intimidazioni di stampa ed a quelle dei mascalzoni dei “social media”, alle oblique “raccomandazioni” di polizia, alla pratica vergognosa, da parte della comunicazione, dei proprietari di sale private, delle istituzioni, di negare nei fatti l’agibilità politica ed il diritto di parola e riunione, nonostante i dissidenti paghino di tasca propria l’esercizio delle loro teoriche prerogative costituzionali.
Ci sono in giro i centri sociali, è intervenuta l’ANPI o quell’altra associazione, il sindaco, o la questura, questo è il dialogo quotidiano dei politicamente scorretti con chi rappresenta il potere. Non tutti, ovviamente: se si è nemici della religione tradizionale, se si possiede la tessera giusta, politica, sindacale, ricreativa, se si appartiene alla galassia sinistrorsa, antirazzista, antifascista, omosessualista, le porte si aprono magicamente, anche se il passato non è proprio cristallino. Saranno i benefici effetti della tolleranza, ma alcune settimane fa Toni Negri, intellettuale conosciuto, ma anche pregiudicato per reati di terrorismo, ha potuto salire in cattedra nell’Università di Genova, mentre pochi giorni prima in città una manifestazione sgradita all’allegra brigata delle sinistre, estreme ed istituzionali, è stata accompagnata, oltreché dal consueto baccano dei centri sociali, dalla mobilitazione del sindaco con tanto di fascia tricolore.
Sotto qualsiasi cielo, coloro dei quali non si può dire male sono quelli che comandano davvero. Una seconda categoria riguarda chi non ha potere, ma serve moltissimo agli obiettivi di chi ce l’ha, come gli immigrati. Con grande ingenuità, molti credevano che tali verità non valessero in democrazia. José Ortega y Gasset, che aveva orrore delle masse, ma restò sempre un liberale, tesseva l’elogio delle democrazie liberali con un argomento che oggi appare risibile: la democrazia è il regime che difende le minoranze, ed in particolare le minoranze più deboli. A condizione, aggiungiamo noi, che non siano davvero “contro”, o almeno che non contestino le verità ufficiali, le idee divulgate o ammesse dal sistema.
In quest’ottica, un buon esercizio di orientamento è quello di verificare chi e che cosa faccia abbaiare il Canbastardo. Il catalogo è quello già citato, a cui possiamo aggiungere gli avversari della globalizzazione e del sistema di vita liberale. Un esponente politico di secondo piano della sinistra politica, metà borghese e metà nostalgico del rosso antico, Pippo Civati, ha espresso le proprie speranze di schieramento, chiedendo un’alleanza “da Boccia a Che Guevara”. Poiché Boccia è il presidente di Confindustria, vogliamo rassicurarlo e fornirgli una notizia: quell’alleanza c’è già, è operativa dalla caduta del muro di Berlino, ma non sembra avere portato né benessere né libertà.
Il politicamente corretto su cui veglia l’intellighenzia – ultimamente danno man forte anche quelli che una volta portavano la tonaca – è, appunto, una vasta alleanza che unisce la destra degli affari e la sinistra dei costumi. Centri Sociali, gran parte della stampa, delle accademie e dei fabbricanti di opinioni ne sono i cani da guardia, il Canbastardo nel mirino di Cesare Ferri. La viltà bottegaia e mercantile, unita al lamentoso pacifismo delle tante maestrine dalla penna rossa sono i principi inderogabili cui è obbligatorio attenersi. E’ in carica infatti l’ubbidiente democratico, splendida definizione di un acuto saggista, Luigi Iannone. I detriti delle ideologie diventano il “luogocomunismo” di massa contemporaneo, il cui riflesso pavloviano è organizzato da un potentissimo circuito fatto di cronaca politica, subculturale, di costume, che detta lo spartito di un pifferaio di Hamelin globale, il quale “astutamente combina atteggiamenti caritatevoli, filantropia e finalità civilizzatrici con una così imponente forza di convincimento da far diventare problematico ribattere e mantenersi ben saldi sulle proprie posizioni”.
Un esempio è quello dei casi di autodifesa contro i malfattori. Chi spara ai manigoldi, invariabilmente “vuol trasformare l’Italia in Far West”. Il giornale dei vescovi, in un episodio recente, ha osato scrivere di privatizzazione della pena di morte. Di chi si arma per delinquere nessun cenno, i loro assassinii non rientrano, evidentemente, nella pena di morte, odiosa davvero in quanto inflitta a vittime innocenti.
Democrazia a taglia unica, ed è un evidente ossimoro, giacché metodo e procedura definiti dalla magica parolina passepartout organizzano il conflitto, ma non lo negano né tanto meno lo impediscono. Contrordine: la democrazia è pensarla allo stesso modo, tutt’al più è ammesso il dissenso sui dettagli. E’ al potere un enorme centro, luogo di incontro degli affari, delle spartizioni, dell’inconfessabile. Per i reprobi veri, ci sono due o tre possibilità: il pensiero spezzato dal codice penale, la pubblica ridicolizzazione, anticamera della gogna, o la prepotenza spicciola dei mazzieri del regime, quei centri sociali che De Magistris ha commesso l’errore di sostenere apertamente, anziché a trattativa riservata, come i progressisti in abito da cerimonia. Ad un livello più alto, si stanno attrezzando per rendere muta o innocua la voce sgradita della Rete. La dittatura all’assenzio di Zuckerberg e soci è alle porte, e quelle porte sono state spalancate dai fieri democratici.
Solo alcuni geni hanno avuto il coraggio di farsi beffe del plumbeo conformismo del pensiero unico. Uno fu il grande attore e regista Carmelo Bene, trasgressivo vero accettando di pagarne il conto. In uno dei suoi rari interventi televisivi osò gettare in faccia ai buonisti di professione il suo disprezzo carico di eversione: “Non me ne fotte niente del Ruanda. E lo dico. Voi no. Non ve ne fotte, ma non lo dite”. Un magistrale atto d’accusa all’ipocrisia dilagante, alle liturgie di chi, a parole, si prende cura di tutto e di tutti, specialmente se lontani, così non si sente l’odore e non si vede lo sporco. L’ubbidiente democratico è sempre dalla parte del Bene, del Giusto, della Solidarietà, dell’Umanità. Tutto con le lettere maiuscole e senza sporcarsi le mani.  Basta che un problema arrivi dalle sue parti, ed eccolo partecipare a comitati o associazioni. Ci vuole il depuratore, abbiamo bisogno delle antenne per la telefonia, ma, mi raccomando, “non nel mio cortile”. Tutto deve essere altrove, anche gli immigrati, che, poveretti, bisogna accoglierli, ma non proprio qui, vicino all’asilo, alle scuole elementari, al parco pubblico o a chissà che altro.
Insomma, chi vuol dire la sua lo faccia, ma a bassa voce e, per carità, “not in my backyard”, non proprio qui. E’ un tempo vuoto, assomiglia a Bibendum, l’omino della pubblicità Michelin, fatto di pneumatici gonfiati al massimo. Basta uno spillone, e il povero Bibendum sfiata e crolla su stesso come un sacco vuoto.
Forti ed occhiuti con i deboli, allineati e servili con i prepotenti, islamisti radicali, poteri finanziari, giganti dell’industria digitale. E’ lo sterminio calcolato delle differenze, il trionfo dell’omologazione mascherata da personalizzazione, come i messaggi commerciali provenienti dall’incrocio dei dati nella nostra nuova identità digitale. L’ordine imperiale è gettare ponti, abbattere muri.  Qui entriamo nella dimensione del surreale, nel quadro di Magritte che ritrae una pipa, con l’avvertenza che quella non è una pipa, ma solo una sua immagine dipinta. Pensiamo alle banconote dell’Euro: ogni taglio contiene il disegno di un ponte e di una finestra, ma nessuno di essi corrisponde a qualcosa che esiste davvero. Ponti e finestre virtuali, come il mondo che ci hanno preparato. Intanto, dappertutto si erigono muri, segno che gli uomini non si sentono tanto uguali tra loro, e diffidano di vicini e lontani.
Il muro americano con il Messico, nella parte costruita al tempo di Obama, tuttavia, è democratico e virtuoso, quello deciso da Trump è una schifezza che grida vendetta e destra indignazione a gettone e manovella, come la musica dell’organetto. I turchi hanno costruito un muro mobile anti curdo di oltre 550 chilometri alla frontiera siriana, nel Kossovo solo muri e filo spinato impediscono il peggio tra albanesi e serbi. Il vallo di Adriano romanizzò la Britannia e tenne lontane le feroci tribù della Caledonia. A Roma, dove i neocattolici invocano ponti e maledicono i muri, le mura di Leone IV difesero l’Urbe dagli islamici, ed il Vaticano stesso non è che un’unica fortificazione attorno a San Pietro ed al colonnato del Bernini.
Ma ci sono anche muri politicamente corretti, come quello israeliano attorno alla Palestina, o quelli di crittografie, fotocellule e “firewall”, ma contemporaneamente di guardiani armati fino ai denti, di mille istituzioni economiche e finanziarie private. Insomma, maschera e volto di una contemporaneità che si considera il culmine della storia, alba di una umanità nuova.  Ad essa sovrintende un pensiero unico che nel passato avremmo chiamato sinistra, diventato custode di un nuovo conservatorismo. La loro sovversione ha vinto, i piromani indossano ora l’uniforme del pompiere inflessibile. Jean Baudrillard, il grande sociologo francese morto nel 2007, definì la presente l’era del transessuale. Si riferiva all’odio invincibile per ciò che non è identico, classificabile, omologabile. Parlava di orrore per l’alterità, che la figura del transessuale, come quella mitica dell’Ermafrodito, assorbe e neutralizza.
La società dell’Unico in miliardi di esemplari, in cui la cultura dominante, saldamente ancorata alle ubbie progressiste, si fa pura giurisdizione morale, tenutaria dei valori del Bene e del Vero. Vestale di un progresso ingrigito, è passata dal senso della Storia all’adorazione beghina della storia, del diritto e della buona coscienza. Vilfredo Pareto, infastidito, lo chiamava virtuismo, tra residui e derivati, Augusto Del Noce, il massimo filosofo italiano della seconda metà del Novecento, parlò di perfettismo, profetizzando l’avvento del partito radicale di massa, liberale, liberista, libertario e libertino.
Quel che unisce l’intero sistema è la demonizzazione dell’avversario, del dissidente, dell’oppositore, o più semplicemente, di chi vuol continuare ad esercitare il pensiero critico, diffondendolo.
In termini evoliani, la sovversione ha vinto la sua guerra. Da oggi, c’è bisogno di una nuova eversione, che ribalti con pazienza l’inversione realizzata. Occorrono coraggio, saldezza di nervi e di cuore, oltre ad un pizzico di sana follia. Nessuno è vincente in eterno, anche l’età del Canbastardo finirà. La verità ha bisogno di essere gridata, nonostante tutto. I ribelli torneranno in campo, e se si dovrà sguainare la spada per affermare che l’erba è verde, ebbene lo faremo.



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