lunedì 17 dicembre 2012

Prologo di Natale di Ezra Pound - Dedicata a Renato Bordonali e a tutti noi, i suoi amici - Santo Natale 2013

Prologo di Natale

Eco degli Angeli  che cantano Exultasti:
Nasce il silenzio da molte quiete
così la luce delle stelle si tesse in corde
con cui le Potenze di pace fanno dolce 
armonia.
Rallegrati, o Terra, il tuo Signore
ha scelto il suo santo luogo di riposo.
Ecco, il segno alato
si libra sopra quella crisalide santa.
L'invisibile spirito della Stella risponde
loro:
inchinatevi nel vostro canto, potenze
benigne.
Prostratevi sui vostri archi di avorio e oro!
Ciò che conoscete solo indistintamente
è stato fatto
su nelle corti luminose e le azzurre vie:
inchinatevi nella vostra lode;
perchè se il vostro sottile pensiero
non vede che in parte la sorgente di misteri
pure nei vostri canti, siete ordinati di cantare:
"Gloria! Gloria in excelsis
Pax in terra nunc natast".

Angeli, che proseguono con il loro canto:
Pastori e re, con agnelli e incenso
andate ed espiate l'ignoranza dell'umanità:
con la vostra mirra rossa fate sapore
dolce.
Ecco, che il figlio di Dio diventa l'elemosiniere di Dio.
Date questo poco
prima che egli vi dia tutto.

Ezra Pound
1908


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giovedì 22 novembre 2012

EUROPA - PROVETTA & NAZISMO (diagnosi genetica preimpianto nella fecondazione artificiale).

Proponiamo il seguente articolo del Prof. Mario Palmaro apparso sulla Rivista "Il Timone" n° 117.

Il Timone


EUROPA
PROVETTA & NAZISMO

L’eugenetica di Hitler torna nel vecchio continente a suon di sentenze e di leggi inique. La Grande Chambre intima all’Italia di eliminare i divieto di diagnosi pre impianto nella fecondazione in vitro. I frutti amari di due leggi ingiuste: la 194/78 e la 40/2004.
di Mario Palmaro

Vietare la diagnosi genetica preimpianto nella fecondazione artificiale è contrario all’articolo 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Lo ha stabilito la Grande Chambre, la Corte Europea dei diritti dell’uomo, rispondendo al ricorso presentato da una coppia di italiani. La sentenza dice anche che la legge 40 sui figli in provetta è incoerente con la legge 194 sull’aborto, poiché quest’ultima da 34 anni permette l’aborto eugenetico. Il ragionamento della corte è:  se si possono eliminare dei nascituri perché “imperfetti” con l’aborto, non si vede per quale ragione impedire eliminare degli embrioni difettosi in provetta prima di impiantarli nel corpo di una donna. 
Fin qui il succo della sentenza, che ha fatto molto discutere in Italia.

La natura ideologica della sentenza e le sue pecche tecnico giuridiche
Va subito detto che la decisione della Grande Chambre è il prodotto di una ben precisa visione ideologica e politica: i giudici della Corte sono abortisti e favorevoli all’eugenetica predicata nell’Inghilterra di fine ‘800, praticata dai Paesi scandinavi negli anni ’30, ed elogiata ed emulata da Adolf Hitler e dal Nazismo nel ‘900. Partendo da questa visione, essi usano in modo politico una sentenza, per smantellare quei (piccoli) ostacoli che la legge 40 oppone alla selezione eugenetica degli embrioni umani. Si deve aggiungere – come ha osservato il magistrato di Cassazione Giacomo Rocchi - che la Corte sorvola completamente sul fatto che i ricorrenti italiani non avevano promosso alcuna causa in Italia, mentre il ricorso alla Grande Chambre è permesso solo dopo aver esperito ogni grado di giudizio nel proprio Paese. Lo scopo di questa iniziativa è quindi politico-giuridico: ottenere una decisione della Corte Europea che costringa i giudici italiani e la Corte costituzionale a permettere la diagnosi genetica reimpianto. Pratica barbara che comporta il sezionamento dell'embrione, ancora formato da un piccolo numero di cellule, e nel prelevamento di una o due cellule: l'esito dell'analisi genetica sulle cellule prelevate è, di solito, di carattere probabilistico e non dà certezze; inoltre spesso gli embrioni – sani o malati che siano – muoiono per il solo fatto di essere stati sottoposti al prelievo. Va aggiunto che la coppia di ricorrenti è fertile, e quindi in base alla legge italiana non ha alcun diritto di accedere alla provetta, né tanto meno di pretendere la diagnosi preimpianto. Insomma: sul piano tecnico giuridico la sentenza della Corte Europea fa acqua da tutte le parti.

Le “verità” contenute nella sentenza
Detto tutto il male possibile su questa sentenza, dobbiamo però ammettere che essa contiene alcune verità. 
La prima e più importante è che i giudici europei hanno ragione da vendere quando ci rinfacciano di avere nel nostro ordinamento una legge – la 194 del 1978 – che è eugenetica. Quella legge stabilisce che una madre può decidere in modo insindacabile la soppressione di suo figlio se questi è handicappato o portatore di una malattia. La legge 194 ricorre all’escamotage giuridico di far transitare tale decisione per la via tortuosa del pericolo per la salute psicofisica della madre; ma ciò nulla toglie alla natura eugenetica di tale aborto, che infatti produce l’uccisione di un numero incalcolabile di nascituri disabili.
Seconda verità: entrando dentro questa logica perversa, i giudici fanno un’affermazione difficilmente contestabile. E cioè: poiché voi italiani avete stabilito che un feto handicappato si può uccidere a norma di legge e a spese dello stato, perché con la legge 40/2004 volete impedire la diagnosi pre impianto, che permetterebbe di non impiantare (eliminandoli prima) degli embrioni portatori di handicap o di varie patologie? Solo arrampicandosi sui vetri si può trovare un’obiezione logica a questa domanda. La verità è che la legge 40 tenta con alcuni articoli ad hoc di introdurre delle garanzie per l’embrione, ma che questo tentativo offre il fianco ad attacchi e censure di ogni genere.
Terza osservazione: è un fatto – e molti cattolici lo ignorano – che la legge 40 contenga nei suoi articoli un esplicito rinvio alla legge 194: all’articolo 14 si scrive che “è vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni, fermo restando quanto previsto dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.” E il 4° comma del medesimo articolo recita che “ai fini della presente legge sulla procreazione medicalmente assistita è vietata la riduzione embrionaria di gravidanze plurime, salvo nei casi previsti dalla legge 22 maggio 1978, n. 194”. Questo significa due cose: la prima, che la legge 40 si auto-subordina alla legge 194, e in caso di conflitto, si proclama soccombente rispetto alla legge sull’aborto, che evidentemente non vuole contestare né contrastare. Secondo: che per quanto riguarda la crioconservazione, la soppressione di embrioni e l’aborto selettivo (definito riduzione embrionaria) la legge 194 prevale sulla legge 40. 
Queste verità devono essere dichiarate e non nascoste, per evitare che anche fra i cattolici prevalga una visione angelica ed edulcorata della legge 40, che è – come appena dimostrato – una nipotina della legge italiana sull’aborto.

Fecondazione artificiale ed eugenetica: un matrimonio indissolubile
Questo clima intra-cattolico di apologetica della legge 40 impedisce di vedere un fatto fondamentale, che dà ragione alla Grande Chambre: e cioè la natura intrinsecamente eugenetica di ogni fecondazione artificiale. Con essa l’uomo non è generato da un atto intimo degli sposi, diventa un prodotto, diventa una cosa, e come tale è privo di valore in sé. Dunque diventa misurabile, manipolabile, congelabile, uccidibile. Del resto, chi confeziona e vende un prodotto, ha il dovere di consegnarlo al cliente integro e senza difetti. La legge 40 rappresenta uno sforzo “volontaristico” di separare la pratica della Fivet in forma omologa da questa cosificazione dell’uomo-embrione. Ma è destinata a fallire, perché il cerchio non può diventare quadrato, e le gambe dei cani non si possono rendere diritte. C’è un legno storto intrinseco alla Fivet, e nessuna legge umana può raddrizzarlo. Da otto anni nel mondo cattolico – salvo lodevoli e maltrattate eccezioni - si fanno barricate per difendere la legge 40, dimenticandosi di gridare dai tetti il male contenuto in ogni fecondazione artificiale. Un grave vulnus al dovere di insegnare, sempre, la verità. Nel frattempo, i famosi “paletti” della legge 40 vengono colpiti e affondati uno a uno. Senza dimenticare che, anche con i paletti, ogni anno si provoca la morte di 9 embrioni su 10 per avere un bambino in braccio.

I commenti in Italia
Questo clima trova conferma nei commenti seguiti alla sentenza della Grande Chambre: da un lato, la prevedibile euforia degli ambienti abortisti;  dall’altro, l’imbarazzo del mondo pro-life prevalente, che pare ossessionato dalla difesa della legge 40 più che dal dovere di contrastare senza se e senza ma ogni fecondazione artificiale e ogni aborto volontario. Ma c’è di più: da qualche anno in Italia si è attenuata, o addirittura si è estinta, la denuncia della legge 194 come legge gravemente iniqua; se è smesso di dichiarare che la si vuole abolire; si è cominciato ma dire che in fondo la scelta è della donna, e che al massimo si potrebbe dichiarare illecito l’aborto, ma depenalizzandolo. Chi rimane sulle barricate contro la legge sull’aborto è emarginato come pericoloso integralista all’interno dello stesso mondo pro-life. Del resto, la Marcia per la Vita svoltasi a Roma nel maggio di quest’anno è il sintomo clamoroso di questo malessere diffuso. Ora, la sentenza della Corte Europea smaschera questa fase di grave tepidezza della cultura pro-life italiana. In verità, su una cosa la Grande Chambre sbaglia: la legge 40 e la legge 194 non sono affatto incoerenti, ma perfettamente consequenziali: tanto la fivet quanto l’aborto riducono il concepito a un oggetto che si può distruggere a piacimento, e nessuna “regolamentazione” può impedire questo esito intrinseco.

Che possiamo fare?
Il Governo Monti pare intenzionato a impugnare la sentenza della Grande Chambre, e questa è certo una buona risposta politica. Ma a ciascuno di noi, al mondo cattolico, ai suoi pastori, e alle associazioni pro-life, è richiesto molto di più. Occorre abbandonare il linguaggio flautato e politicamente corretto con il quale si difendono le leggi ingiuste in nome del male minore. E bisogna tornare ad eleggere come propria bandiera e stile le parole pronunciate da Benedetto XVI a Castel Gandolfo il 29 agosto di quest’anno; “Cari fratelli e sorelle, celebrare il martirio di san Giovanni Battista ricorda anche a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si può scendere a compromessi con l’amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verità. La Verità è Verità, non ci sono compromessi. La vita cristiana esige, per così dire, il «martirio» della fedeltà quotidiana al Vangelo, il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi e sia Cristo ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni”.

© il Timone, n. 116, settembre-ottobre 2012 


Il Comitato Verità e Vita è una Associazione aconfessionale e apartitica.
Ha iniziato la sua attività il 28 FEBBRAIO 2004 - a seguito dell’approvazione della legge 40/2004 SULLA FECONDAZIONE EXTRACORPOREA - 
con la presentazione del Manifesto-Appello “Una legge gravemente ingiusta: la verità sulla fecondazione artificiale ‘in vitro’ ”.
Pubblica nel gennaio 2010 il Manifesto-Appello “Contro la legge sul testamento biologico. Contro ogni eutanasia.
Sede legale: Via Gonzaga 63/67; 15033 Casale Monferrato (AL) 
Tel. 0142 454 662; Fax. 0142 690 234
C.F. 91025100065 Conto Corrente Postale 67571448; IBAN IT68R0760110400000067571448
In caso non voglia più ricevere questa email si prega di rispondere con oggetto 'CANCELLA'.




Prof. Mario Palmaro



Nato a Cesano Maderno  il 5 giugno 1968
Residente a Monza
Mario Palmaro è sposato con Annamaria e ha quattro figli. Dal 2008 è ricercatore in Filosofia del diritto nell’Università Europea di Roma. In questo ambito sta approfondendo in particolare le tematiche relative a: il rapporto fra morale, bioetica e diritto; le moderne democrazie liberali, il principio di maggioranza e il problema della verità; il fondamento della pena; la legge naturale e i diritti fondamentali dell’uomo nella società multietnica e multiculturale. Si è laureato in Giurisprudenza nel 1995 presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in filosofia del diritto sul tema dell’Aborto procurato con Mario Alessandro Cattaneo. Si è perfezionato in Bioetica Istituto San Raffaele di Milano nel 1996 e ha collaborato con il Centro di Bioetica della Università Cattolica di Milano. E’ stato cultore della materia presso l’Istituto di Filosofia del Diritto e Sociologia del diritto nell’Università di Milano dal 1995 al 2001 come allievo di Mario A. Cattaneo, e cultore della materia presso l’Istituto di Filosofia del Diritto e Diritto canonico università di Padova, sede di Treviso dal 2001 al 2003. Nel 2003 è stato docente in un percorso di formazione promosso dalla Regione Liguria per i dirigenti ospedalieri. Dal 2001 è docente presso la Facoltà di Bioetica nell’Università Pontifica Regina Apostolotum. Dal 2005 è docente di Filosofia Teoretica, Etica e Bioetica, Filosofia del diritto nell’Università Europea di Roma, Corso di Giurisprudenza e di Economia aziendale. E’ docente nel Master di Bioetica e nel Master Donna e Società promossi dall’ateneo Regina Apostolorum. Dal 1999 è membro di comitati etici di Aziende sanitarie. E’ relatore in numerosi convegni di argomento bioetico, filosofico giuridico e morale. E’ redattore del mensile di apologetica cattolica il Timone, e collabora con il quotidiano il Foglio, con il mensile Studi cattolici e con altre riviste specializzate. Ha pubblicato numerosi saggi su temi di bioetica e di costume. E’ Segretario Generale della Fondazione Emit Feltrinelli di Milano e Presidente nazionale del Comitato Verità e Vita. 


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sabato 10 novembre 2012

12 novembre 2012 - San Renato Vescovo

Mercoledì, 12 novembre 2014: San Renato Vescovo


Buon onomastico, Renato

Etimologia del nome Renato: dal latino rinatus, nato a nuova vita.




Ecco una figura di Santo che è il risultato, per usare un termine di attualità, di una " collaborazione internazionale ". E' formata infatti dalla sovrapposizione di due leggende, una fiorita in Francia, l'altra in Italia, a Sorrento. La diocesi di Sorrento, che ha una storia antichissima, ricordava tra i suoi pastori dei primi secoli un Vescovo di nome Renato. Un giorno, nel IX secolo, questo antico personaggio era apparso in visione a Sant'Antonino Abate, patrono di Sorrento, in una grotta dov'egli viveva come eremita. Egli lo descrisse come un vecchio venerando, con la testa calva e una gran barba a cornice del volto rugoso. In Francia, d'altra parte, nella città di Angers, si raccontava la colorita storia di quanto era accaduto a San Maurilio, Vescovo del V secolo. Chiamato per assistere un bambino moribondo, il Vescovo si attardò in Chiesa per una funzione, e quando giunse alla casa del bambino, lo trovò già morto, prima di aver ricevuto il Battesimo.
Sentendosi responsabile di quella perdita, il Vescovo Maurilio volle espiarla severamente. Lasciò in se-greto Angers e s'imbarcò su una nave. Giunto in alto mare, gettò alle onde le chiavi del tesoro della cattedrale e dei reliquiari dei Santi.
Giunto in Inghilterra, s'impegnò come giardiniere reale. Intanto i fedeli lo cercavano, e un giorno, nel fegato di un grosso pesce, ritrovarono le chiavi gettate dal Vescovo fuggitivo. Seguendo quella traccia, come nei racconti polizieschi, giunsero in Inghilterra e riconobbero il Vescovo nelle vesti del giardiniere. Lo convinsero a ritornare ad Angers, e qui giunto per prima cosa il Vescovo si recò a pregare sulla tomba dei bambino morto senza Battesimo.
Pregò a lungo, con affettuosa commozione. Ad un tratto le zolle si ruppero, e dalla fossa si levò sorridendo il bambino, fresco come i fiori cresciuti sopra la sepoltura.
Quel bimbo prodigiosamente resuscitato era anch'egli destinato alla santità. Visse accanto al Vescovo, gli successe sulla cattedra di Angers, e fu San Renato, in francese re-né, cioè nato di nuovo.
Dalla città di Angers, come si sa, prese nome una delle più potenti dinastie di Francia, quella degli Angioini. Nel 1262, un Principe di quella Casa, Carlo d'Angiò, venne in Italia per cacciarne gli Imperatori tedeschi della Casa di Svevia. Egli conquistò il Reame di Napoli, sconfiggendo e mandando a morte gli ultimi Svevi, Manfredi e Corradino.
Gli Angioini restarono nell'Italia meridionale per quasi due secoli, stabilendo stretti rapporti tra la dinastia francese e la popolazione locale. A Sorrento, i conquistatori di un altro paese trovarono un nome familiare nella devozione cristiana: quello di Renato. I Napoletani , dal canto loro, conobbero la leggenda del René francese, il Santo risuscitato.
Dei due Santi, se ne fece così uno solo, con i tratti compositi, festeggiato di comune accordo il 12 novembre. La leggenda venne ampliata raccontando come, nella vecchiaia, il Vescovo di Angers fosse venuto a Sorrento per vivervi come eremita in una grotta, prima di essere eletto pastore della città delle sirene.
Si formò, così, da questa " collaborazione internazionale ", la figura di San Renato quale è stata conosciuta e venerata nei secoli successivi. Un Santo caro a due popoli diversi e anche ostili, accomunati, e anche affratellati, dalla pietà e nella devozione.


Santi e Beati





Una delle immagini più care a Renato





martedì 23 ottobre 2012

Milano, Lunedì 5 novembre ore 18, Spazio Oberdan - Ezra Pound 1972-2012 Attualità di un poeta


Ezra Pound 1972-2012 Attualità di un poeta

A distanza di quarant’anni dalla morte, gli scritti di Ezra Pound vengono continuamente ripubblicati e commentati, e le sue teorie economiche, fino a pochi anni fa screditate, risultano essere quanto mai attuali. Americano di nascita, l’autore dei Cantos fu italiano d’adozione, dato che visse prima a Rapallo e poi a Venezia, dove è sepolto. La città di Milano celebra il quarantennale della morte con una serie di iniziative che coinvolgono l’Università, l’editoria, il cinema, tutti campi legati al suo genio. Le Edizioni Bietti, in collaborazione con l’ente morale Ares, l’Università degli studi di Milano e la Libreria Internazionale Hoepli, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano, hanno organizzato il progetto Ezra Pound 1972-2012. Attualità di un poeta.

Lunedì 5 Novembre, ore 18.00
Spazio Oberdan
Proiezione dei filmati di Bernard Dew dedicati a Ezra Pound e presentati alla 59ª Biennale di Venezia. Interverranno il regista Bernard Dew e Luca Gallesi, direttore della collana poundiana (Ares). Saranno presenti Andrea Scarabelli (Bietti) e Cesare Cavalleri (Ares). Saluto dell’assessore alla Cultura della Provincia di Milano, Umberto Novo Maerna.

Martedì 6 Novembre, ore 10.30
Università degli Studi di Milano
Il poliedrico Pound
Interverranno: Davide Bigalli, Università degli Studi di Milano; Andrea Colombo, giornalista; Bernard Dew, regista; Luca Gallesi, saggista; Alessandro Rivali, poeta; Alessandro Zaccuri, scrittore.

Martedì 6 Novembre, ore 18.00
Libreria Hoepli
Presentazione di Carta da Visita di Ezra Pound (Edizioni Bietti, 2012)
Interverranno: Giulio Giorello, filosofo e Luca Gallesi, saggista e curatore del volume.


" Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le proprie idee,
 o le sue idee non valgono nulla o è lui che non vale nulla" (immagine di Luca Gallesi)



Ezra Pound - "Carta da visita" - a cura di Luca Gallesi  - Edizioni Bietti, 2012

lunedì 24 settembre 2012

martedì 28 agosto 2012

ESOTERISMO E FOLKLORE IN WILLIAM BUTLER YEATS - In appendice LA ROSA SEGRETA di Luca Gallesi - Editrice Nuovi Orizzonti - Dicembre 1990


Esoterismo e folklore in W. B. Yeats
 di Luca Gallesi
PREFAZIONE  a cura del Prof. Geoffrey Hutchings dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

William Butler Yeats è ritenuto uno dei maggiori poeti in lingua inglese e allo stesso tempo è considerato uno dei più difficili. Premio Nobel nel 1923 e ispiratore del rinascimento celtico è poeta, saggista, drammaturgo e politico nella veste di senatore della Repubblica d'Irlanda.
          Definito come l'ultimo dei romantici e allo stesso tempo come uno dei primi moderni, rappresenta effettivamente il passaggio tra la poesia idealista ed esotica tipica di un certo tipo di romanticismo e quella più tagliente e severa del modernismo.
          Secondo Ezra Pound, il più vivace e polemico poeta moderno, Yeats "ha liberato la poesia inglese dalla sua maledetta retorica" ed "è diventato un classico durante la vita".
          Gran parte delle difficoltà riscontrate da chi si avvicina all'opera di Yeats è da ricondurre alla selva di simboli e di riferimenti mitologici o iniziatici che si trovano in tutta la sua produzione letteraria, dalle poesie ai drammi, alla saggistica.
          Nato nel 1865 a Dublino e successivamente trasferitosi a Londra, W. B. Yeats sente fortissimo il richiamo alla terra natia, dove torna a vivere anche tra il 1880 e il 1883, e dove trascorre ogni estate in compagnia dello zio materno George Pollexfen. L'Irlanda della fine del secolo è una terra dove la tradizione orale è ancora viva: pescatori e contadini custodiscono un patrimonio di leggende e racconti che affascinano il giovane poeta e accendono in lui l'entusiasmo per un mondo di eroi e guerrieri, di maghi e folletti. . La frequentazione della Dublin School of Art, dove incontra George Russel (AE) segna l'inizio di un crescente interesse verso l'occulto che trova subito numerosi punti in comune con lo studio appassionato del folklore irlandese. Appena ventenne Yeats si è già incamminato sul sentiero che chiamerà "Hodos Chamalientos", il sentiero del camaleonte, al quale faranno da sfondo i temi già ricordati del folklore e del sapere iniziatico.
          La lettura delle opere giovanili come Crossways, The Wanderings of Oisin, The Rose, The Secret Rose, e The Wind among the Reeds, rende esplicito il riferimento a miti e simboli caratteristici di un'epoca prestorica, di un'età dell'Oro verso la quale il poeta nutre nostalgia e alla quale spera di approdare attraverso le tecniche magiche e l'iniziazione ai misteri di vari Ordini esoterici. In fondo, l'impulso cruciale che spinge il poeta ad affrontare i campi confusi del sovrannaturale e dell'occulto è proprio una insaziabile nostalgia verso ciò che non è più e forse non è mai stato, ma che il poeta sente di vitale importanza. La passione che anima Yeats è indirizzata a una Quest che non si esaurirà mai perchè l'obiettivo non è rappresentato da una meta raggiungibile, ma è semplicemente una ricerca fine a se stessa. Yeats vuole trasformare la sua esistenza quotidiana e quindi la sua produzione poetica in una sfida alla corruttibilità della materia, e il continuo conflitto dialettico tra ciò che si è e ciò che si vuole essere è secondo lui l'essenza dell'Arte. Gli strumenti che Yeats utilizza per effettuare questa trasmutazione gli sono forniti dalla magia, parola oggi evocatrice di concetti affatto diversi da quelli che il poeta intendeva. 
          Attraverso la lettura di Swedenborg, Boheme, Agrippa e con la mediazione del visionario Blake, Yeats si convince che l'occulto può dare le risposte che desidera e la sua ricerca dell'immortalità s'indirizza verso la Società Teosofica, la Golden Dawn, lo spiritismo e l'elaborazione di quel complesso trattato di storia delle civiltà e di teorie psicoastronomiche che è A vision.
          Personalmente, ho sempre nutrito un certo scetticismo di fronte alle stravaganze esoteriche di W.B. Yeats, ma ritengo che, per poterlo apprezzare meglio, sia utile conoscere il suo background; solo così infatti si possono sverlarne alcune oscurità, e si può comprendere meglio l'uomo che è inscindibile dal poeta. Però l'interesse anzi l'attrazione di Yeats per argomenti mistici e magici corrisponde al suo forte bisogno di costruirsi un sistema strutturale per dare forma alla sua visione poetica, cioè il bisogno di un'organizzazione capace di tenere insieme e sostenere il materiale poetico. A questo proposito ho accolto con piacere la pubblicazione del presente saggio che mi ha aiutato a far luce sugli aspetti più ostici di Yeats.  
          L'autore è partito dalla lettura delle opere autobiografiche e di saggistica di Yeats per tracciare sinteticamente una mappa degli argomenti che gli sono sembrati più legati alla tradizione occulta. Dopo una sintetica ma esauriente biografia "magica" di Yeats, in cui mette in risalto le esperienze iniziatiche più significative, Gallesi ha sviluppato tra gli altri, i temi del simbolo, del sogno, del bipolarismo sole-luna così come Yeats stesso li ha esposti nelle sue opere, per rielaborare gli stessi argomenti seguendo le fonti a cui si è ispirato (Agrippa, Levi, ecc...) fino ad allargare le analogie ai giorni nostri con il riferimento alle esperienze dell'etnologo-stregone Carlos Castaneda, controverso autore popolarissimo in america negli anni 60 e 70. 
          L'ampiezza dei riferimenti e il carattere quasi enciclopedico dei numerosi argomenti trattati può dare l'impressione che ci si trovi di fronte ad  un lavoro superficiale ma esso rappresenta invece un primo tentativo, da parte di uno studioso ancora giovane, di approfondire con sincero entusiasmo il poeta W.B. Yeats affrontandolo sul terreno più insidioso ma più significativo dell'occulto. 
          Negli ultimi anni abbiamo assistito in Italia a un interesse verso la figura e le opere di W.B. Yeats mai riscontrato prima. Alla pubblicazione di Anima Mundi, alla ristampa di   Fiabe Irlandesi e alla nuova edizione di Drammi Celtici presso importanti editori è seguita una folta schiera di recensioni su tutti i quotidiani nazionali che hanno analizzato e approfondito l'importanza del poeta irlandese. E' quindi in un contesto interessato e favorevole che appare in questo volume la prima edizione italiana di The Secret Rose, considerata da Yeats come una vera e propria opera esoterica.
          Dedicata all'amico mistico George Russel e apparsa in varie edizioni assai modificate rispetto alla prima del 1897, The Secret Rose è un'opera di cui solo recentemente si è riconosciuta l'importanza ai fini di una corretta e completa valutazione del Poeta.
          Secondo le parole di Yeats, questo libro tratta un solo argomento: la guerra dell'ordine spirituale contro quello naturale ed è un lancinante grido di dolore e di allarme contro la grettezza e il materialismo del mondo moderno. Forse alcuni personaggi potranno sembrare un po' ingenui agli smaliziati lettori degli anni 90, ma tutto sommato ritengo che essi mantengano un fascino inalterato, dato che il modo in cui Yeats ne ha tratteggiato le gesta e i caratteri fà di loro degli eroi atemporali, quali se ne sono potuti trovare in tutte le epoche e in tutte le civiltà. A Yeats interessa però l'Irlanda, ed è sua premura ricordarlo in ogni racconto: dall'Irlanda precristiana di La saggezza del Re a quella paleocristiana di Dove non c'è nulla c'è Dio al medioevo di Dal cuore della Rosa sino al secolo XVIII dei Vecchi del crepuscolo.
          In ogni racconto Yeats affronta con passione il tema del conflitto di chi per casta o vocazione è costretto a combattere la grettezza di quanti lo circondano. Il tema romantico dell'eroe idealista e solitario è il filo conduttore del libro. Yeats crede fermamente in una memoria collettiva quasi junghiana. Tale "Great Memory", come la chiama il Poeta, è presente negli individui, nelle razze e nelle nazioni. La comunione dei vivi e dei morti e le figure di personaggi eroici del passato rendono più saldi i legami di ogni individuo col proprio destino che si deve compiere comunque. Questa ricerca, che negli anni '20 procederà nella scrittura automatica della moglie e nella conseguente stesura di A vision era cominciata il secolo scorso con l'approfondimento dei temi popolari e folclorici nei quali Yeats attinse spunti e tematiche per tutta la vita. E' qui, dunque, che dobbiamo cercare i principali motivi conduttori di Yeats, e tra tutte le opere di quegli anni, La Rosa Segreta è senz'altro la più significativa.

                                                                                                                        Geoffrey Hutchings


Esoterismo e folklore
 in W.B. Yeats (IV di copertina)

Dedica a Michela, Bilbo e Milly

W.B. Yeats nel 1890

W.B. Yeats nel 1930

Esoterismo e folklore in W.B. Yeats
Illustrazione

Poems - Illustrazione
W.B. Yeats

Esoterismo e folklore in W.B. Yeats
 Indice

Alla Rosa Segreta
W. B. Yeats
a cura di Luca Gallesi



Renato Bordonali e Luca Gallesi 
Libreria L'Isola del Sole - Milano


Luca Gallesi e Renato Bordonali
 Scrittore ed Editore


          
Recensione di "Vie del Mondo"
Marzo 1991

Recensione della Rivista "Orion "
Esoterismo e folklore in W. B. Yeats



          
          
          


venerdì 18 maggio 2012

Roma - Marcia per la vita - 13 maggio 2012

Roma 13 maggio 2012 -  Marcia per la Vita


Riceviamo da Comitato Verità e Vita:


MARCIA PER LA VITA
Quella piazza "diversa" grazie al popolo della vita 


Domenica a Roma si è svolta la seconda Marcia Nazionale per la Vita. Era la prima volta nella capitale, ed è stato un grande successo: 15.000 persone che marciano sotto il cielo perfettamente azzurro di Roma, per contestare senza compromessi e sfumature la legge 194, quella che nel 1978 ha reso lecito l’aborto volontario in Italia. Il colpo d’occhio che ne è venuto fuori è stato impressionante: un corteo interminabile, dominato dalle bandiere di decine, forse centinaia di associazioni, e pullulante di cartelli espliciti. Cartelli che ricordavano le cifre dell’aborto legale in Italia – più di 5 milioni di vittime in trent’anni – e che andavano al cuore del problema: ogni aborto comporta l’uccisione di un essere umano. I politici? Alcuni hanno aderito con convinzione, come ad esempio De Lillo, Gasparri, Binetti, Oliveri, Magdi Cristiano Allam. Ma non è stata la politica a “inventare” l’iniziativa. E non è stata nemmeno la Chiesa, che pure è stata al fianco dei manifestanti attraverso le decine di autorevolissime adesioni di Cardinali e di vescovi, e alla presenza fisica nel corteo del Cardinale Leo Burke, Prefetto della Segnatura Apostolica.
La Marcia è stata, realmente, una genuina espressione di popolo. Sul palco, a parlare davanti al Colosseo, la figlia di santa Gianna Beretta Molla; una scelta eloquente, che richiama la testimonianza di una mamma che è morta per dare alla luce la sua creatura, all’interno di una nitida prospettiva di fede.
E’ buona regola non sopravvalutare mai le manifestazioni di piazza: la folla spesso dà alla testa, crea impressioni distorte, evoca prove muscolari. Insomma, si presta a interpretazioni discutibili. Ma chi domenica era presente in mezzo a quei 15.000 ha visto un corteo molto diverso da tutti gli altri, perché il popolo che lo ha animato è diverso. E’ quel “popolo della vita” di cui parlava Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium Vitae. Un popolo molto variegato, nel quale si agitano anime, storie, tendenze, sensibilità anche molto diverse fra loro. Migliaia di persone, di famiglie, di giovani, di gruppi organizzati, provenienti da tutta Italia, e dalla Polonia, dalla Germania, dalla Francia e da altri Paesi. Ognuno con il proprio striscione, i propri manifesti, il proprio stile. Questo dato formale è fondamentale per capire la novità di questa manifestazione, e per coglierne tutta la forza dirompente: una coalizione per la vita, molto più ampia e molto più larga di qualunque singola associazione istituzionalizzata. Chi non è capace di accogliere questa varietà e questa ricchezza dimostra di avere un cuore chiuso, e di non saper allargare le prospettive. Peggio ancora chi vorrebbe stabilire una sorta di “patente” o di certificato per consentire solo ad alcuni di manifestare per il diritto alla vita. Non si era detto che l’importante è capire dove uno vuole andare, senza chiedergli da dove viene? E allora, perché non applicare a tutti questo criterio “dialogante” quando si organizza una Marcia per la vita? Possibile che nel 2012 possa ancora funzionare il vecchio trucco con cui nel ‘68 si chiudeva la bocca ai non allineati, soprattutto ai cattolici, accusandoli di essere “fascisti”?
La Marcia per la Vita è un evento che in Italia mancava da decenni, in una sorta di lungo letargo durante il quale il mondo pro life è rimasto nelle catacombe. Lavorava, ma quasi di nascosto. E, soprattutto, taceva, o preferiva parlare solo “in positivo”, evitando toni decisi e fermi contro l’aborto, contro la legge 194, contro la fecondazione artificiale. E tacendo, rischiava di smarrire di giorno in giorno la sua ortodossia, e di perdere la voglia di opporsi  senza se e senza ma a leggi come quelle sull’aborto, o sull’eutanasia.
La Marcia per la Vita ha rotto questo incantesimo, portando in piazza una pluralità di sigle e di tradizioni anche molto diverse fra loro. Una vera e propria “marcia ecumenica” che ha portato tante associazioni a unirsi intorno a un obiettivo comune: denunciare l’iniquità della legge 194 e riportare al centro del dibattito pubblico  l’essere umano  concepito. lavorare per unire sigle e organizzazioni molto diverse fra loro, per farle diventare una forza compatta e nello stesso tempo libera di conservare al proprio interno l’identità di ciascuno.
Normale che i centri di potere che in Italia hanno lottato con successo per l’aborto legale siano stati colti di sorpresa. Normale che siano sotto choc: pensavano che ormai non esistessero più italiani convinti che l’aborto uccide un essere umano innocente, e che di conseguenza le leggi che lo permettono sono solo “leggi in apparenza”, non più vincolanti in coscienza. Pensavano, in questi ambienti, che ormai il fronte pro life fosse identificabile con chi vuole “l’applicazione delle parti buone della 194”. Domenica mattina, questi stessi maestri del pensiero nichilista si sono risvegliati e hanno trovato Roma pavesata di cartelli e manifesti apertamente contro la 194. Hanno visto una piazza dove i giovani erano tantissimi, dove i sacerdoti e le suore erano un numero mai visto in una manifestazione contro l’aborto in Italia. Fra l’altro, preti e suore vestiti da preti e da suore.
Ecco perché penso che la Marcia del 2012 rappresenti una svolta epocale, uno spartiacque fra un prima e un dopo. Ovviamente, nulla è cambiato nei rapporti di forza. La stragrande maggioranza degli italiani continua ad essere favorevole all’aborto legale, e la politica rappresenta in modo molto fedele questa tendenza. Dal canto loro, i grandi quotidiani come Repubblica e il Corriere della sera possono descrivere con toni sprezzanti la manifestazione, e provare a cavarsela dicendo che in piazza c’erano i nazisti e i razzisti. Facendo finta di dimenticare che proprio l’eliminazione degli handicappati “inventata” dal nazionalsocialismo - con il piano T4 voluto da Adolf Hitler - oggi trova una sua coerente prosecuzione nell’uso selettivo della diagnosi prenatale.
Ma cambia tutto se si pensa che si apre una nuova sfida, nella possibilità di organizzare e mobilitare insieme tutti coloro che, credenti o non credenti che siano, ritengono un’ingiustizia insopportabile la legalizzazione dell’uccisione dell’innocente. Nessuno può dire con certezza quante siano queste persone. E quante possano diventare, se il popolo della vita continuerà a marciare compatto.


Il Comitato Verità e Vita è una Associazione aconfessionale e apartitica.
Ha iniziato la sua attività il 28 FEBBRAIO 2004 - a seguito dell’approvazione della legge 40/2004 SULLA FECONDAZIONE EXTRACORPOREA - 
con la presentazione del Manifesto-Appello “Una legge gravemente ingiusta: la verità sulla fecondazione artificiale ‘in vitro’ ”.
Pubblica nel gennaio 2010 il Manifesto-Appello “Contro la legge sul testamento biologico. Contro ogni eutanasia.
Sede legale: Via Gonzaga 63/67; 15033 Casale Monferrato (AL) 
Tel. 0142 454 662; Fax. 0142 690 234
C.F. 91025100065 Conto Corrente Postale 67571448; IBAN IT68R0760110400000067571448

 Roma 13 maggio 2012 - Marcia per la vita - Foto di Daniele Petrucci

13 maggio 2012 - Polonia sempre fedele - Foto di Daniele Petrucci

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sabato 28 aprile 2012

ROMA 13 maggio 2012 - Marcia Nazionale per la Vita

Tratto da "Il Timone" di aprile 2012.
C'è un popolo che non ha paura di proclamare al mondo intero, con compostezza e fermezza che la vita è vita e va difesa sempre. Dal concepimento fino alla sua fine naturale. E' un popolo che cammina per le strade delle maggiori città del mondo: Parigi, Dublino, Washington, Bruxelles, L'Aia, Berlino, Zurigo, Ottawa. Una moltitudine di persone che, dopo aver attraversato due località geograficamente agli antipodi come Palermo e Desenzano del Garda, ora finalmente, per la prima volta, giunge nel cuore della cristianità mondiale. E' infatti a Roma che si terrà la Marcia Nazionale per la Vita 2012, fortemente voluta dall'Associazione Famiglia Domani e dal Movimento europeo difesa Vita (Mevd) dopo l'esaltante e pienamente riuscita edizione del 2011 organizzata sulle ridenti sponde del lago benacense. Programmata per domenica 13 maggio, l'iniziativa pare forse implicitamente sotto la protezionedel Manto della Regina del Rosario di Fatima. I pullman provenienti da città lontane e vicine si darannoappuntamento alle 8,30 del mattino ai piedi del Colosseo, da dove il variegato popolo della vita proseguirà a piedi fino a Castel S. Angelo, ricordando ai rappresentanti delle istituzioni nazionali così come al più semplice uomo della strada i 130 mila aborti annui in Italia e i 44 milioni di aborti annui nel mondo. Cifre apocalittiche che necessitano di una mobilitazione generale, come testimoniano le tante adesioni all'evento che si possono leggere sul sito ideato per l'occasione (www.marciaper la vita.it; tel. 06-3233370). Tutti sfileranno, ognuno dietro il proprio simbolo, manifestando all'unisono, ancora una volta, la propria contrarietà alle legge 194 e all'introduzione nei protocolli medico-sanitari dei più recenti ritrovati chimici che, in barba al giuramento di Ippocrate, minacciano la vita umana anzichè tutelarla. E se l'edizione di Desenzano era stata dedicata al medico antiabortista Oscar Biscet, scarcerato, dopo undici anni di detenzione, dal governo cubano un paio di mesi prima della manifestazione, quella di Roma chiederà anche l'immediata liberazione di quello che la rivista Time ha definito l'eroe che ha miglioratoil mondo, il cinese Cheng Guangcheng, inviso al partito comunista cinese a causa della denuncia di centinaia di migliaia di aborti illegali e forzati voluti dai funzionari per la pianificazione familiare. A questo testimone della difesa della vita, gli organizzatori dedicheranno soprattutto il convegno che precederà la marcia. Il pomeriggio di sabato 12, infatti, nell'aula magna del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum si terrà una tavola rotonda cui parteciperanno eminenti personalità del mondo medico e culturale pro-lifecome, tra i tanti, Ettore Gotti Tedeschi, Carlo Bellieni, Padre Gonzalo Miranda, Renzo Puccetti, Costanza Miriano... Il meeting, il cui titolo è Chi salva una vita salva il mondo intero, si concluderà con le toccanti testimonianze di Giovanni Lindo Ferretti e Irene van der Wende. Ma l'attivismo pro-life dell'Associazione Famiglia Domani e del Medv non si esaurirà allo scadere delle due, peraltro intense, giornate. Consapevoli della necessità di dover incidere nella società anche a livello culturale, hanno infatti deciso con l'occasione di sostenere la pubblicazione di un libro incentrato su uno degli aspetti più trascurati, perlomeno in Italia: il trauma post abortivo. Curato da Giovanni Corbelli, Mamme che piangono - Il dolore che resta dopo un aborto (Ed. Fede & Cultura), il testo raccoglie contributi medici, come quello di Renzo Puccetti, e testimonianze come quella di Serena Taccari.
 (Carlo Curcio, Movimento Europeo Difesa Vita)


ROMA - SECONDA MARCIA NAZIONALE  PER LA VITA
Marcia Nazionale per la vita

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